D'Eliso ritrova quei "favolosi ragazzi rock"

di Gianfranco Terzoli wTRIESTE Quarant'anni di musica scolpiti nel Mitteleurock. Domani alle 9.55 va in onda su Raitre a diffusione regionale e in replica mercoledì alle 21.10 su Raitre bis, canale 103, lo speciale "Gino D'Eliso & The Fabulous Rocker Boys", registrato dal vivo in marzo nell'auditorium della sede regionale Rai con la regia di Piero Pieri. Il cantautore triestino snocciolerà in poco più di un'ora di concerto un compendio di quattro decenni di successi, da "Quelli più belli" a "Ti ricordi Vienna?", "Cattivi pensieri", "Ribelli sempre", "Mitteleurock". La messa in onda coincide con i 35 anni dall'uscita di "Santi ed eroi", recentemente ristampato su cd dalla Universal. Occasione per trarre un consuntivo di una carriera che promette ancora canzoni. «Causa un incidente domestico - dice D'Eliso, classe 1951 - sono rimasto a casa un mese e nel mio piccolo studio ho scritto 23 nuove canzoni che promettono bene». «"Santi ed eroi" è forse il disco che amo di più, il più gioioso. È nato come una colossale jam session. Lavoravamo in uno studio meraviglioso, il castello di Carimate e incidevamo a qualsiasi ora con il tecnico del suono dei Fleetwood Mac. Quello che non rifarei è "Ti ricordi Vienna?". Era troppo leccato, frutto del lavoro di Tony Mimms, bravissimo ma che lo aveva arrangiato in una chiave funky che non mi compete. I provini avevano un tiro decisamente rock. Ci suonavano Eugenio Finardi, Claudio Pascoli, Walter Calloni: gente di polpa. Li ho ritrovati. Chissà che con una ripulita... Il resto l'ho fatto tutto a modo mio. Anche per questo sono uscito dal giro: non mi sono mai piegato a compromessi o ingiunzioni da parte delle major». Anni di grandi esperienze e incontri. «In un winebar a Londra c'erano Ron Wood e Keith Richards, che uno dei bodyguard ha portato via a braccia. E Rod Stewart, amabilissimo. Volevo parlare di musica invece siamo finiti a discutere di calcio: aveva una cultura calcistica, anche di calcio italiano, pazzesca. Navigando nei microstudi e i pub di periferia ho incontrato anche i Sex Pistols: mi hanno fatto paura. Specie Sid: emanava brutte vibrazioni. Era già morto». Che non avrebbe potuto più smettere di suonare «l'ho capito a 16 anni, esibendomi al Paradiso con il mio primo gruppo, The Children. Facevamo cover di tutto quello che andava alla fine degli anni Sessanta, dai Beatles ai Rolling Stones ai Procol Harum». «"Cattivi pensieri" è l'album che ha venduto di più. Sarebbero seguiti uno di Patrizia 'Zzani che era un gioiello e l'ellepì dei Luc Orient di cui è uscito solo un 45 giri. E infine il mio nuovo lavoro: era già pronto e forse sarebbe uscito già in cd, ma ebbi una discussione sulle scelte musicali e non accettai di cambiare i miei testi giudicati troppo aggressivi. "Come sempre primavera" mi ha dato anche qualche soddisfazione economica ed è il pezzo a cui sono più affezionato: mi ricorda quando sono stato mollato da una ragazza. Mi son detto chissene e ho scritto questa canzone». «L'idea di questo "documento sonoro" è venuta a Pieri vedendoci suonare a Casa della Musica. La formidabile band unisce il meglio del rock triestino degli ultimi anni: Massimo Troian, Frank Get, Franco Toro, Mauro Berardi e Joe Niemela. Più, esterni, ma molto interni, Cristiana Sibenik e Livio Curti. Purtroppo ha suonato un solo inverno». «Come spalla dei Pooh, signori musicisti, mi sono fatto le ossa: aprire i loro concerti solo con la mia chitarra era, come osservato da Red Canzian, un suicidio. Ma alla seconda canzone mi guadagnavo il rispetto del pubblico e gli applausi. Da allora non ho mai più avuto paura di niente». Gino ricorda ancora «la bella amicizia con Ivan Graziani, un fratello, con cui ho condiviso i primi anni di miseria a Milano e poi ho un ricordo bellissimo di quando stavo a Roma. Eravamo tutti abbastanza spiantati e giravo con Stefano Rosso, Rino Gaetano, Tony Esposito: ci siamo fatti un sacco di risate come quando cercammo di scroccare la cena a De Gregori. Rino mi agitava: era sempre nervoso, incavolato col mondo. Metteva ansia, non solo a me. In quel porto di mare che era la casa di Nanni Ricordi incontrai anche Ivan Cattaneo, ragazzo di intelligenza vivace e cultura incredibile. Io dormivo a casa sua e mentre ero a Londra lui dormiva da me. Un altro fratellino rock». ©RIPRODUZIONE RISERVATA