Bce a guardia alta Draghi: non abbiamo sconfitto la crisi

Moody's ha assegnato il rating 'Baa2' al bond senior di 1,25 miliardi di euro emesso dalle Generali (rating di solidità finanziaria 'Baa1'). L'inferiore valutazione del bond rispetto a quella della capogruppo riflette il fatto che il ruolo di riassicuratore della holding, il cash flow nella sua disponibilità e i benefici che le derivano dalla diversificazione geografica delle fonti di dividendo fuori dall'Italia, principalmente la Germania e la Francia e i Paesi del Centro-Est Europa. Moody's ritiene buona la flessibilità finanziaria complessiva di Generali. L'Outlook negativo rispecchia d'altro canto l'outolook negativo sui titoli del Governo italiano e riflette le incertezze del contesto economico e finanziario nella Penisola, che è il mercato domestico del gruppo. Generali ha collocato un'emissione obbligazionaria senior a tasso fisso e durata di 6 anni . Il bond, collocato in meno di due ore, è stato richiesto da oltre 500 investitori istituzionali per un ammontare di 9,4 miliardi di euro (pari a 7,5 volte il taglio collocato). Almeno 750 milioni di debito senior in scadenza saranno ripagati nel 2014. di Piercarlo Fiumanò wTRIESTE La Bce ha deciso di lasciare i tassi invariati allo 0,25% per il secondo mese consecutivo, dopo il taglio di un quarto di punto deciso a sorpresa in novembre. Attenzione ai rischi di deflazione ma non c'è una sindrome giapponese all'orizzonte per l'Europa. Mario Draghi, presidente della Bce, che ieri ha citato anche Lincoln, ha alzato i toni sulla politica accomodante promessa ancora per lungo tempo dall'Eurotower, sottolineando che l'Eutotower è «fermamente determinata» a mantenere un orientamento morbido e confermando «con forza» che i tassi di interesse resteranno ai livelli attuali o più bassi ancora per un po'. Ma la crisi dell'Eurozona non è ancora sconfitta e avanza il rischio di deflazione anche se Draghi ha escluso uno scenario «alla giapponese» per i Paesi dell'euro, diventati 18 da gennaio. Non si possono così passare sotto silenzio i rischi connessi con una fase troppo prolungata di calo dell'inflazione e, quindi, la Bce conferma di essere pronta a scendere in campo con tutti gli strumenti possibili entro il quadro del suo mandato. Draghi si è mostrato poco ottimista sulla ripresa che è sempre in corso ma resta modesta e ha ammonito che è troppo presto per dichiarare vittoria sulla crisi: troppi sono i rischi, di natura finanziaria, economica, politica e geopolitica, che potrebbero minarla. Sul fronte italiano continua la crescita lenta con un deficit al 3% del Pil nel terzo trimestre. Una cautela, quella di Draghi, interpretata in negativo dalle Borse europee che hanno perso quota, con l'eccezione però di Piazza Affari (indice Ftse Mib in progresso dello 0,34%). Assieme alle prospettive di medio termine per l'inflazione, sono i tassi sul mercato monetario l'altra variabile che potrebbero spingere la Bce ad agire di nuovo anche se Draghi si è rifiutato di definire ingiustificato il recente rialzo. A detta degli analisti, anche un cedimento della congiuntura o un euro troppo forte potrebbero spingere la Bce a usare uno degli strumenti a sua disposizione sui quali Draghi non ha voluto fornire dettagli. L'opzione più probabile resta quella di una nuova Ltro, un'asta a lungo termine, forse già nei primi mesi del 2014 visto che l'opposizione, soprattutto dalla Bundesbank ma anche da altri falchi (saliti di numero con il Governatore lettone e la new entry nel Comitato Esecutivo, Sabine Lautenschlaeger) ad acquisti diretti di asset in stile Fed è praticamente insormontabile. Anche ieri è proseguito il rally dei titoli spagnoli: la prudenza di Draghi stempera solo parzialmente l'appetito degli operatori verso i titoli di Madrid: sia prima che dopo l'asta della mattina in cui il tesoro ha registrato un rendimento a 5 anni al minimo del 2,38%. Draghi ha dato anche una bacchettata allo Spiegel che aveva tradotto male le parole in inglese di Draghi a proposito di presunte «angoscie pervertite» di alcuni tedeschi sulla guida italiana della Bce: «In inglese perverse significa persistenti nell'errore, non ragionevoli. Non certo pervertite». Sulla polemica in corso tra Berlino e Washington che accusa la Germania di accumulare eccessivi avanzi commerciali a scapito dell'attività di consumo interna e degli investimenti, SuperMario, citando Lincoln, ha detto che «non si può rafforzare il più debole indebolendo il più forte». ©RIPRODUZIONE RISERVATA