E Kokoschka si innamorò della bambola

Alma Mahler, lui, l'avrebbe voluta sposare. Non poteva stare senza quella donna, non accettava l'idea che s'innamorasse di altri uomini. E quando la vedova del grande compositore, che aveva qualche anno più di Oskar Kokoschka e non sopportava più la sua debordante passione, che avrebbe finito per chiuderla dentro una prigione sempre più soffocante, decise di sparire, di lasciarlo al suo destino, il pittore si sentì naufragare. Partito per combattere nella Grande guerra, ma soprattutto per sfuggire al suo grande dolore, il pittore rientrò a Vienna con un'idea fissa in testa. Convincere qualcuno a creare un simulacro dell'amata Alma. Una bambola a grandezza naturale che le assomigliasse in tutto, anche nelle zone più intime. Questa morbosa storia fatta di eros e nostalgia, di rimpianti e follia, ha ispirato ad Andrea Camilleri, l'amato papà del commissario Montalbano, uno dei suoi libri più belli. Si intitola "La creatura del desiderio", lo pubblica Skira (pagg. 139, euro 14,50). E riporta alle memoria le scarne, splendide pagine che l'anglista Mario Praz aveva dedicato alla vicenda nel suo affascinante libro "Il patto col serpente", riproposto l'anno scorso in una bella edizione Adelphi (pagg. 578, euro 28). Camilleri ha consultato lettere, scartabellato tra documenti anche inediti, riletto pagine di diario. Ma sa raccontare questa storia da vero narratore. Così, quando Kokoschka trova in Hermine Moos l'artista disposta a costruire per lui l'Alma Mahler fatta di ovatta, stoffe, capelli finti e altre diavolerie, il lettore si trova a vivere dentro un incubo. Che è fatto di un amore disperato, ma anche della follia di chi non sa rassegnarsi alla fine della passione. Quando la bambola prende forma, Kokoschka comincia a capire quanto diversa sia la simulazione rispetto alla vita. E si illude di riuscire a scappare dalla discesa nelle tenebre. In un finale tutto da leggere. alemezlo ©RIPRODUZIONE RISERVATA