Incursione nell'area Siot, scatta l'allarme

Nell'ultimo trimestre del 2013 gli agenti della Polizia di frontiera di Trieste hanno rintracciato sull'altopiano carsico circa 200 clandestini, in prevalenza eritrei, somali e pachistani. Un flusso, quello dell'arrivo di clandestini, di richiedenti asilo politico o di immigrati verso Trieste e la sua provincia che non si arresta. A ulteriore riprova di ciò, pochi giorni or sono un equipaggio del Nucleo radiomobile del Comando Compagnia carabinieri di Aurisina ha rintracciato, a Trebiciano, un gruppo composto da quattro cittadini extracomunitari provenienti dall'Eritrea e dalla Siria. Gli stranieri erano entrati illegalmente nel territorio dello Stato italiano. Risale a poco più di due settimane fa, poi, l'operazione di polizia con cui erano stati individuati una cinquantina di afgani richiedenti asilo politico e una ventina di rumeni che si erano sistemati in una sorta di baraccopoli, una cittadella della disperazione creata nell'immobile del Silos, vicino alla stazione ferroviaria. I clandestini arrivano in Italia dopo aver percorso, a bordo di vari mezzi e spesso in condizioni estremamente disagiate, la cosiddetta rotta balcanica. Per il viaggio, la cui destinazione finale, oltre all'Italia, è per lo più il Nord Europa, pagano agli organizzatori migliaia di euro. Tra loro anche numerosi minorenni. Nel luglio scorso la Polizia di frontiera di Trieste è riuscita a smantellare un'organizzazione criminale internazionale che favoriva l'immigrazione clandestina di cittadini somali verso l'Italia e altri paesi europei. di Matteo Unterweger Un uomo che entra nell'area del terminale marino Siot, dopo aver superato le barriere che la delimitano. Ha uno zainetto sulle spalle. L'intruso viene immediatamente avvistato e bloccato nel giro di pochi istanti dal personale di vigilanza in servizio nel comprensorio della società. Area cui via terra si accede, solo se autorizzati, da via Rio Primario. L'allarme nella sede in questione della Società italiana per l'oleodotto transalpino è scattato pochi giorni or sono, nella notte fra il 30 e il 31 dicembre, ma la notizia è trapelata solo ieri, confermata infine dalla Questura. La paura iniziale, evidentemente, è stata quella che si potesse trattare di un possibile gesto di un folle oppure di un atto di matrice terroristica. Specie ripensando a quanto accaduto oltre 40 anni or sono nella tank-farm Siot di San Dorligo della Valle, quando nella notte del 4 agosto 1972 quattro bombe vennero fatte esplodere per mano dei fedayyìn di Settembre Nero su altrettante megacisterne di petrolio, generando un inferno di fuoco. Venti persone rimasero ferite, quasi tutti vigili del fuoco intervenuti per placare e spegnere le altissime fiamme sviluppatesi. L'attenzione alla sicurezza alla Siot, nelle sue varie strutture, è dunque sempre altissima: non a caso, l'incursore di qualche notte fa è stato fermato subito, dopo aver mosso pochissimi passi nella zona off-limits. Attivate le procedure previste dal protocollo di sicurezza, sono state allertate immediatamente la Polizia di frontiera marittima e anche la Digos, intervenute sul posto. A carico dell'uomo è scattata una perquisizione che ha ben presto rivelato come nello zainetto avesse solamente degli effetti personali. La Questura ha confermato inoltre come non sia stato riscontrato alcun elemento tale da poter far pensare a un'azione di stampo terroristico. Agli agenti, l'uomo, sprovvisto di documenti, ha spiegato di essere un cittadino straniero richiedente asilo politico. L'ipotesi è che fosse alla ricerca di un posto dove trascorrere la notte. In questura, dove è stato poi portato per l'identificazione, ha però fornito diverse versioni confuse sul suo arrivo a Trieste e in particolare in merito alla propria identità: prima ha affermato di essere turco, poi iraniano, e successivamente ha cambiato ancora e ancora. Dalle impronte digitali, non è risultato essere già presente negli archivi di polizia. Un quadro che non ha consentito agli agenti di arrivare alla definizione della sua reale identità. Ospitato in una struttura di accoglienza, l'uomo l'ha successivamente lasciata facendo perdere le proprie tracce. La Polizia ha informato dell'intervento alla Siot anche la Procura di Trieste, segnatamente il sostituto procuratore di turno Matteo Tripani. ©RIPRODUZIONE RISERVATA