La beneficenza si evolve e sbarca sul web

di Annalisa D'Aprile wROMA L'ultimo esempio è il finanziamento di 75 mila sterline (90 mila euro) per il restauro di un antico chiostro nel centro storico di Napoli. Il progetto, lanciato sul sito specializzato "Kickstarter" qualche mese fa, è andato a buon fine nei giorni scorsi grazie a oltre 300 donatori, in gran parte stranieri, che hanno contribuito con cifre variabili da poche sterline fino a oltre 5 mila. Una colletta online per raccogliere capitali diffusi: ecco la spiegazione più semplice, ma solo per iniziare, del crowdfunding. Una parola che racchiude un fenomeno e anche una filosofia, quella (all'origine) di far ripartire l'economia autofinanziandosi saltando le banche. Molto diffuso negli Usa (Barack Obama ha finanziato così la sua prima campagna elettorale), ma anche in Europa, al punto che la Commissione europea ha avviato un 'indagine e una raccolta dati sul crowdfunding. In Italia un decreto legge (firmato nel 2012 dall'ex ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera) e un regolamento Consob (emanato a giugno e disponibile sul sito) disciplinano la materia, in particolare l'equity crowdfunding. Finora sono solo due le start-up iscritte nel registro Consob e presentate dai relativi portali Starsup e Unicasim. Dunque, il "finanziamento dalla folla" è una raccolta dal basso: più persone contribuiscono a una iniziativa, dall'arte ai beni culturali, dalla ricerca scientifica al giornalismo partecipativo all'imprenditoria innovativa, ne diventano sostenitori e, in alcuni casi, anche proprietari in quota parte. A presentare il progetto è un portale ad hoc, cioè la piattaforma di crowdfunding che diventa vetrina della campagna di raccolta fondi ideata. In Italia si parla soprattutto di equity crowdfunding, ma esistono almeno 4 modelli. C'è il "reward-based" crowdfunding: a fronte di un contributo si ottiene una ricompensa (non monetaria) offerta dal progettista che sta raccogliendo fondi per la sua iniziativa. Il crowdfunding "donation-based" generalmente non include un ritorno per coloro che fanno l'offerta. È un settore dominato da progetti con una causa sociale, un obiettivo di raccolta fondi personale, no profit e per associazioni di beneficenza. Il "lending-based" crowdfunding, o prestito tra pari, è un prestito negoziato tra un individuo o una società e una "folla" di prestatori. Il prestito può maturare interessi o semplicemente l'impegno a restituire in futuro la somma presa, senza mediazione da parte di istituzioni finanziarie. L'equity crowdfunding (tipologia regolamentata nel nostro Paese) prevede come ritorno per un investimento in una società, la garanzia per l'investitore di azioni o altre forme di partecipazione finanziaria nella startup o piccola impresa in questione. Infine c'è un quinto modello emergente, chiamato "royalty-based", dove la ricompensa è rappresentata dalla promessa di un pagamento futuro su un qualcosa che deve ancora essere creato: il crowdfunder, offre una quota nel futuro flusso di guadagni di una società. Il regolamento Consob consente alle start-up innovative di raccogliere capitali di rischio online, attraverso dei portali. Delle due start-up citate, solo Unicasim ha da poco presentato (il 20 dicembre scorso) la sua prima offerta sul portale Unicaseed (offerta che arriva dalla Diaman Tech srl, una start up attiva nello sviluppo di software per l'analisi finanziaria, con sede a Marcon, in Veneto). Tre fattori, secondo la spiegazione di una fonte Consob, influirebbero sul flop del crowdfunding italiano, almeno nella sua versione finanziaria regolamentata dall'organo di controllo della Borsa: l'ambito ristretto di applicazione della legge (riservata solo alle start-up innovative), quindi la poca fiducia che una start-up genera nei possibili investitori, e la clausola del 5 per cento stabilita dal decreto. Il 5 per cento dell'offerta, infatti, va finanziato da un investitore istituzionale, cioè da una banca. ©RIPRODUZIONE RISERVATA