"Disconnect" arriva nelle sale la vita parallela vissuta sul web

ROMA Non c'è troppo da scherzare. La realtà e il digitale si confondono a tal punto che un "ti amo" su Facebook vale il doppio. I social network, il cellulare, il web hanno creato una realtà parallela più bella di quella vera anche perché si può vivere solo quando si vuole. Questo il tema di 'Disconnect' di Henry-Alex Rubin in sala dal 9 gennaio distribuito da Filmauro in circa 160 copie. Di scena un avvocato che vive incollato al cellulare tanto da non riuscire a trovare tempo da dedicare a moglie e figli adolescenti; una coppia in crisi che usa internet per esorcizzare un matrimonio ormai finito; un ex-poliziotto vedovo che se la deve vedere ogni giorno con il figlio che pratica bullismo in rete ai danni di un compagno di classe e, infine, una rampante giornalista che cerca di fare carriera sfruttando la storia di un ragazzino che si esibisce su siti per soli adulti. Il film, che segna il debutto di Henry-Alex Rubin al lungometraggio (era già stato candidato all'Oscar per il documentario Murderball), prodotto da Mickey Liddell e Jennifer Monroe della LD Entertainment, e William Horberg della Wonderful Films, è tratto dalla sceneggiatura originale di Andrew Stern. Nel cast: Jason Bateman (Cambio vita, Tra le nuvole), Hope Davis (Real Steel, Mildred Pierce), Frank Grillo (Gangster Squad, The Grey), Paula Patton (Precious, Mission: Impossible - Protocollo fantasma), Michael Nyqvist (Uomini che odiano le donne), Andrea Riseborough (Brighton Rock, W.E. Edward e Wallis), Alexander Skarsgrd (True Blood, Melancholia) e Max Thieriot (Jumper), oltre a Jonah Bobo (Crazy Stupid Love.), Colin Ford (La mia vita è uno zoo) e Haley Ramm (X-Men - Conflitto finale). «Nel film - dice il regista - ho incrociato varie storie che raccontano come la tecnologia che ci unisce in rete, può molto spesso scollegarci nella e dalla vita di tutti i giorni. Poiché moltissime persone hanno scelto di vivere principalmente online (scambiandosi messaggi, tweet ed e-mail) la comunicazione e la reale interazione umana sono diventate sempre meno importanti e frequenti. Questo è il tema del film».