Mediaset, Fiat, Telecom: i casi aperti a Piazza Affari

Il contributo maggiore della Germania per salvare l'euro consiste nell'aumentare ancora la sua competitività e nel favorire la crescita. Lo afferma Mario Draghi in un'intervista allo Spiegel, poichè «la crisi ha mostrato che l'Unione monetaria non è ancora compiuta e le debolezze devono essere superate. La Germania può aiutare l'euro al meglio se continua a rafforzare la sua competitività e favorisce la crescita. Tutto ciò che aiuta a questo fine va bene, tutto il resto è sbagliato». Il presidente della Bce aggiunge di condividere «poco» le richieste arrivate da più parti in Europa per una diminuzione dell'export tedesco, MILANO Non solo Mps. La Fondazione di Palazzo Sansedoni guidata da Antonella Mansi l'ha spuntata sul presidente Alessandro Profumo e sull'Ad Fabrizio Viola, che volevano l'aumento di capitale da 3 miliardi di euro entro gennaio. Ora però regna l'incertezza, con il vertice pronto a lasciare, e tutte le ipotesi possibili, dalla nazionalizzazione alla cessione di Antonveneta per fare cassa. Ma quali sono gli altri casi aperti a Piazza Affari? Si chiude in positivo l'anno (+16,5% da fine 2012), ma sono ancora molti i discorsi lasciati in sospeso per il 2014. Si va dal caso Mediaset (+127,76%), legata a doppio filo con il destino politico di Silvio Berlusconi, alla vicenda Telecom (+4,98%), il cui futuro resta ancora in sospeso tra Italia e Spagna, nonostante la vittoria di Telefonica e dei soci italiani di Telco sull'azionista di minoranza Marco Fossati. È vicina ad una soluzione la trattativa tra Fiat (+53,96%) e Chrysler, mentre sono ormai alle spalle il riassetto di Pirelli (+45%) ed il salvataggio di Fonsai (+158,17%) con l'intervento di Unipol (+171,7%). A due velocità invece le banche, con Unicredit (+45,71%), Intesa (+38,31%), Ubi (+40,1%) e Mediobanca (+36,42%) brillanti, Banco Popolare (+11%) e Bpm (-0,38%) fiacche e Carige sottoterra (-42,06%), alle prese con un rosso di 1,3 miliardi nei primi 9 mesi dell'anno. Le prospettive di Mediaset. Appare senza fine il romanzo del Biscione, il cui fondatore e padrone Silvio Berlusconi non ha perso le elezioni lo scorso febbraio ed ha superato indenne gli scogli della condanna per frode fiscale in agosto e della decadenza dal Senato a fine settembre, condizionando ancora la vita politica italiana e chiedendo nuove elezioni in primavera. Oggi il mercato guarda anche alle prospettive del Gruppo, con il possibile scorporo delle pay-tv per aprire a nuovi soci. Telecom fra Italia e Spagna. È la storia di Borsa per antonomasia. Indicata come l'ennesimo gioiello italiano che se ne va, Telecom è risalita dai minimi dell'estate sulla spinta del rafforzamento di Telefonica in Telco (22,4%), a cui però l'azionista Fossati (5%) ha cercato di mettere i bastoni tra le ruote con l'ultima assemblea, convocata per far decadere il Cda, che invece ha resistito in sella. Tra ipotesi di scorporo della rete e decisioni da prendere su Tim Brasil per compiacere all'Autorità Carioca, però, la strada che deve ancora percorrere Telefonica per conquistarne il trono appare ancora tortuosa. Fiat guarda a Detroit. Il primo appuntamento pubblico dell'Ad di Fiat Sergio Marchionne - utile per eventuali annunci - è il prossimo Salone dell'Auto di Detroit a gennaio, mentre prosegue la trattativa con il sindacato Uaw per rilevare il 41,5% ancora in mano al fondo pensione Veba. Marchionne ha rilanciato da 3 a 4,2 miliardi di dollari, il sindacato Usa è rimasto fermo a 5, ma il divario si è ridotto e l'accordo sembra alla portata. Banche in transizione. Ha tenuto Bpm, il cui destino sta ora nelle mani dell'ex ministro Piero Giarda, chiamato dagli azionisti alla guida dell'Istituto dopo il tramonto del piano di trasformazione in Spa voluto da Andrea Bonomi, socio forte con l'8,6% in una banca in cui il suo voto vale però 1. Ha sofferto molto invece Carige, in attesa che si concretizzi il piano di rafforzamento da 800 milioni chiesto da Bankitalia.