Lo spettro del populismo agita Bruxelles

Je souhaite l'organisation d'un référendum sur l'union européenne (Voglio un referendum sull'Unione europea)@marinelepen di LORENZO ROBUSTELLI Il 2014 sarà un anno ricco di importanti appuntamenti per l'Unione europea in generale e per l'Italia in particolare. Alla fine di maggio nei 28 paesi membri ci saranno le elezioni europee, poi il primo luglio l'Italia prenderà la presidenza di turno semestrale dell'Unione, durante la quale, tra l'altro, si dovrà gestire la nascita della prossima Commissione europea. Sarà dunque un anno determinante per i successivi cinque, mentre la disoccupazione, la lunga e troppo lenta uscita dalla crisi, la mancanza di prospettive, le politiche di austerità da un lato e il terrore dell'integrazione con i più poveri dall'altro - e in più la questione del multiculturalismo imposto dai flussi di migranti - creerenno un mix esplosivo per la formazione del nuovo Parlamento, favorendo la crescita della destra estrema e dei populismi europei. Il politici lo sanno, «la cosa peggiore per l'Europa è l'indifferenza politica delle forze moderate, che lascia l'iniziativa a tutti i tipi di populismo», ammoniva il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso qualche mese fa, uno dei tanti che ha usato per portare in primo piano questa minaccia e il timore che il 2014 possa essere "l'anno dei populsiti". Questi partiti - che della lotta all'immigrazione e all'Europa dell'euro fanno la base dei loro programmi - crescono ovunque, dai più estremisti, i neo-nazisti di Alba dorata sbocciati dalle cinghie sempre più strette sugli stomaci dei greci, ai più civili ma antieuropei e sciovinisti del britannico Ukip di Nigel Farage. «Nella prossima legislatura del Parlamento europeo la scommessa è passare dall'austerità alla crescita, una scommessa che il Parlamento più euroscettico della storia rischia di azzoppare...urge una grande battaglia europeista: l'Europa dei popoli contro l'Europa dei populismi. Questa è la posta in gioco», ammoniva il premier Enrico Letta in un'intervista concessa ad un gruppo di giornali europei a fine ottobre. La paura dei partiti tradizionali, che sono però anche quelli che hanno creato le condizioni per la crescita degli estremismi, monta. Il tentativo in corso è dare senso politico al battaglione euroscettico al Parlamento europeo. Sì, perché quelli che non vogliono l'euro e spesso non vogliono neanche l'Europa unita, trovano confortevole sedere a Strasburgo, forse per minare le istituzioni da dentro, forse per prendere un sacco di soldi. Una cosa è data per certa, il gruppo delle destre estreme nel Parlamento europeo che si eleggerà a maggio sarà grande. In testa a questo movimento c'è un'eurodeputata francese, la figlia del famoso Jean-Marie Le Pen, Marine Le Pen, leader del Front National che sta ottenendo grandi successi in Francia nelle elezioni locali. Il 13 novembre si è incontrata a l'Aia con Geert Wilders, il leader olandese del partito per le Libertà Pvv. Ancora nessun risultato operativo, ma la voglia c'è, anche se il percorso è difficile. Un tentativo fallì già nel 2007, quando la campionessa della destra italiana Alessandra Mussolini definì come «delinquenti abituali» i rumeni, rompendo l'alleanza sul nascere. Un gruppo esiste al parlamento europeo, l'Europa della Libertà e della Democrazia (Eld) ed è guidato da Francesco Speroni della Lega e da Nigel Farage, ma è una riunione di forze nazionali senza un programma comune e un partito di riferimento europeo, che stanno insieme per godere dei cospicui benefici economici che l'Eurocamera offre ai gruppi composti da non meno di 25 deputati provenienti da almeno sette paesi diversi. Wilders vuole il gruppo e magari anche un'iniziativa politica più condivisa. Oltre a Le Pen ha incontrato gli svedesi del Partito Democratico e il fiammingo Vlaams Belang. Poi qualche settimana fa c'è stato il grande incontro a Vienna tra cinque forze euroscettioche, più o meno di destra, più o meno neofasciste, al congresso degli austriaci del Partito della Libertà Austriaco (Fpoe) pangermanico e anti-immigrazione. «Vogliamo una collaborazione di diverse forze patriottiche in Europa», ha spiegato il parlamentare del Fpoe Norbert Hofer. Insieme a loro per «ridare indietro ai nostri popoli la loro libertà», anche il Vlaams Belang, i Democratici Svedesi, e la Lega Nord, rappresentata dal capogruppo del Carroccio a Strasburgo, Lorenzo Fontana. Le forze politiche euroscettiche sono tante ma sono anche divise tra loro. Le cinque di Vienna non hanno quasi niente in comune se non il freno all'Unione. Wilders è favorevole ai matrimoni gay, mentre in Francia il Front National sta conducendo una fortissima battaglia contro la legge sulle nozze omosessuali di Hollande. Wilders è marcatamente antinazista e pro Israele, altro punto su cui i militanti del FN sono piuttosto distanti. Poi ci sono i borghesi intellettuali tedeschi di Alternative per la Germania, antieuropeisti, ma democratici. La Lega poi rischia di non entrare proprio a Strasburgo, fermata dalla soglia al 4%. Come ha spiegato Speroni al sito settimanale tedesco Der Spiegel: «Nel prossimo Parlamento l'opposizione sarà più numerosa, ma comunque non accadrà molto: non avremo i voti per cambiare la direzione dell'Unione europea». Per molti, un messaggio tranquillizzante. ©RIPRODUZIONE RISERVATA