Così prende forma nel cervello l'impulso per giocare a volley

La Sissa di Trieste ha partecipato a uno studio su un campione di pallavoliste per capire il legame tra sistema cognitivo e motorio. Secondo la ricerca, il cervello sarebbe coinvolto nelle azioni motorie in modo più complesso di quanto ritenuto finora. È vero, come credono alcuni scienziati, che per capire parole come "schiacciare" (nel senso pallavolistico del termine) il cervello deve ripercorrere "a mente" la sequenza di comandi motori che costituiscono l'azione? Secondo lo studio (uscito sulla rivista Brain Research) l'approfondita esperienza motoria dei soggetti (nel caso specifico delle pallavoliste che rispondevano a istruzioni su azioni del loro sport) modula l'intervento delle aree motorie cerebrali nella comprensione delle azioni. L'effetto dell'esperienza è una novità, che mette alla prova alcune ipotesi recenti, rendendo il quadro teorico più complesso. Secondo le teorie dell'embodied cognition (cognizione "incorporata") le rappresentazioni concettuali sono costruite sull'esperienza motoria/sensoriale del cervello e quando dobbiamo comprendere o riconoscere un concetto il nostro cervello mimerebbe inconsciamente quell'esperienza. In pratica, per capire la parola "bere" il cervello deve mettere in atto in maniera implicita i processi motori che servono per bere. Ma è proprio così? «Secondo i nostri studi l'intervento del sistema motorio non è così diretto o scontato, dipende infatti da alcune variabili: il contesto, l'esperienza e la possibilità/impossibilità delle azioni», spiega Barbara Tomasino. Tomasino, ex studente della Sissa ora all'Ircss Medea-La Nostra Famiglia di San Vito al Tagliamento, è stata la prima autrice dello studio, condotto, fra gli altri, insieme a Raffaella Rumiati, che coordina il corso di dottorato in Neuroscienze cognitive alla Sissa. Tomasino, Rumiati e colleghi hanno usato soggetti "esperti" sul fronte motorio, nel caso specifico delle pallavoliste professioniste. «L'idea di usare soggetti esperti è interessante perché permette di vedere se il grado di padronanza sull'azione ha un effetto sulla performance nella comprensione. I sostenitori delle teorie embodied infatti affermano che l'attivazione motoria c'è sempre e che non si dovrebbero evidenziare differenze», spiega Rumiati, differenze che invece sono state osservate. I soggetti (due gruppi: uno di pallavoliste e uno di inesperti) dovevano leggere silenziosamente delle frasi che descrivono azioni sottoforma di ordine. Lo stimolo poteva essere un'azione possibile nella pallavolo -"vai a muro" – o impossibile – "devi fare un bagher in elevazione".