Dai gay alle Pussy Riot Le tante libertà violate

di Stefano Giantin wBELGRADO Ormai succede dappertutto, diranno i "filorussi". Guardate cosa accade in America, nel Regno Unito, in Francia, per non parlare della Cina. E certo, anche in Italia. Guardate là, quali violazioni dei diritti umani. In parte, hanno ragione, perché Mosca non è di certo l'Impero del male, un "buco nero" dello stato di diritto, né l'unica nazione dove i diritti dell'uomo rimangono spesso un concetto riconosciuto solo sulla carta. Nondimeno, la Russia continua a rimanere nella lista dei cattivi, di quei Paesi che ricevono ogni anno i peggiori voti dalle più autorevoli organizzazioni non governative internazionali, da Amnesty International a Human Rights Watch (Hrw). E proprio il "World Report 2013" sui diritti umani di Hrw aiuta a capire le dimensioni del problema. O meglio dei problemi che ci sono in Russia, Paese dove Internet è «parzialmente libero», la stampa «non è libera», in conclusione una nazione in generale «non libera», secondo Freedom House. Problemi che si sono acuiti dopo «le proteste di massa» del dicembre 2011 e il «ritorno alla presidenza di Vladimir Putin» nel maggio 2012, specifica il rapporto di Human Rights Watch. Ritorno di Putin che avrebbe soffocato le già «timide» riforme politiche e soprattutto dato «un giro di vite senza precedenti» contro attivisti, oppositori della leadership al potere, Ong, il tutto a danno «delle libertà di assemblea e di espressione». Quanto è stretta la presa? Assai, denuncia l'ong con quartier generale a New York. Le già severe pene «per violazioni relative all'organizzazione di eventi pubblici» sono state «innalzate di trenta volte» e oggi sono equivalenti a quelle per reati penali, mentre alle autorità è stato persino concesso, senza limitazioni, di «compilare liste di luoghi pubblici» dove è sempre vietato organizzare raduni. Ma oltre a quella di manifestazione, anche la libertà di espressione è a volte a rischio. Sul web, quando un giudice decide che il contenuto di una pagina o di un sito Internet è «estremista» o pericoloso per i minori, una mossa che automaticamente obbliga i provider a bloccare i siti incriminati. Oppure per strada, come prova il caso delle "Pussy Riot", condannate semplicemente per aver inscenato una protesta in chiave musicale contro la Chiesa ortodossa, nella cattedrale di Mosca. Ma se le ragazze con i passamontagna colorati fanno così paura, in «nove province russe» gli omosessuali sembrano incutere vero terrore. Dopo San Pietroburgo, anche nelle regioni della Bashkiria, della Chukotka, di Krasnodar, Magadan, Novosibirsk e Samara «è stata introdotta una legislazione» che di fatto vieta la "propaganda gay", per quello che può significare, ha ricordato nel suo rapporto 2013 anche Amnesty International. Potrebbe spiegare bene il senso delle norme anti-gay Nikolaj Aleksejev, il primo attivista per i diritti di gay e lesbiche a essere stato condannato per il grave crimine di aver esposto un cartello dalla scritta «l'omosessualità non è una perversione». Rimane poi apertissima la questione della libertà d'azione delle organizzazioni non governative, nel mirino dopo l'approvazione e l'entrata in vigore di una nuova legislazione che le obbliga, ricorda Amnesty, a registrarsi «come organizzazioni che svolgono le funzioni di agenti stranieri», formulazione che non può non evocare il termine "spie", nel caso in cui abbiano ricevuto «finanziamenti dall'estero» e abbiano esercitato non meglio specificate «attività politiche». Chi non osserva i precetti, rischia pesanti multe e perfino il carcere, come i numeri uno delle ong "colpevoli" di disubbidienza, nei mesi passati oggetto di decine di "proverka", raid-ispezioni da parte di funzionari delle tasse, degli interni, dell'immigrazione. Leggi e sanzioni che hanno provocato un'alzata di scudi internazionale. Da Washington, che ha parlato di pesante «stigma» sulle ong, alla Germania, che ha paventato rischi «sulle relazioni bilaterali» con Mosca, fino a Bruxelles, che ha descritto la norma come un'arma «per minare ulteriormente la società civile nel Paese». Ma alla fine si può sempre chiudere un occhio, su questioni del genere. Lo ha confermato la conquista russa di un seggio al Consiglio per i diritti umani dell'Onu, l'organo che dovrebbe vigilare sugli abusi a livello globale. «Una giornata nera per i diritti dell'uomo», hanno bollato la vittoria di Mosca attivisti da tutto il mondo. Una vittoria – a fianco di altri "paladini" dei diritti come Cuba, Cina e Arabia Saudita – che fa però capire che la comunità internazionale non vuole o forse non può fare le pulci al gigante russo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA