Trieste riscopre il "Tunnel sotto il mondo"

di Elisa Grando wTRIESTE Nel 1969 Luigi Cozzi e il fumettista Alfredo Castelli erano due ventenni pazzi per il cinema e la sci-fi, assidui frequentatori del Festival della Fantascienza di Trieste. Ancora non sapevano che sarebbero diventati, di lì a qualche anno, uno un importante regista di film horror e fantascientifici, a lungo collaboratore di Dario Argento, l'altro uno dei più celebri autori di fumetti italiani, creatore del personaggio di Martin Mystère. Soprattutto non immaginavano che "Il tunnel sotto il mondo", il loro piccolo film di fantascienza scritto a quattro mani, nato proprio durante una delle incursioni al festival triestino, sarebbe diventato decenni dopo un piccolo cult del cinema di fantascienza italiano. Ora, a 44 anni dalla sua prima proiezione al Castello di San Giusto per il Festival della Fantascienza del 1969, "Il tunnel sotto il mondo" torna a Trieste: sarà proiettato domani alle 16 al Teatro Miela, con ingresso libero, e subito dopo, alle 17.30 all'auditorium del Magazzino delle Idee, il regista Cozzi e lo sceneggiatore Castelli incontreranno il pubblico insieme alla moglie e al figlio del montatore del film, lo scomparso Alberto Moro. "Il tunnel sotto il mondo", ispirato al racconto di Frederik Pohl, è un film intriso di fantascienza sociologica ed echi della Nouvelle Vague che parte da un'ossessione tipica della fantascienza: il controllo dell'umanità da parte di una mente occulta. In questo caso, si tratta di un gruppo di pubblicitari. «È un film per forza molto sperimentale, perché ci mancavano i mezzi per riprodurre alcuni dettagli del romanzo. Il protagonista si accorge di vivere costantemente la medesima giornata: è la stessa idea che, molto dopo, ispirerà un film come "The Truman Show"», spiega Cozzi. La trama è in effetti intricata e poco lineare: non è un film commerciale, perciò non fu mai distribuito nelle sale. Oggi però "Il tunnel sotto il mondo" ha un innegabile fascino vintage. E Cozzi e Castelli sono contenti di riportarlo a Trieste, dov'è nata l'idea del film. «Era il 1967: lavoravo nella pubblicità a Milano ma volevo provare a fare il regista, e da vari anni venivo al Festival della Fantascienza come giornalista per riviste di sci-fi o di cinema», racconta Cozzi. «In quegli anni il festival triestino era diretto da Piero Zanotto insieme a Flavia Paulon. Entrambi si lamentavano di non avere mai in programma film italiani di fantascienza, perché allora ne esistevano davvero pochi. Così, una sera a cena, proposi: e se vi portassi io un lungometraggio lo prendereste in concorso? Risposero con entusiasmo di sì. Questa fu la molla decisiva: in pratica, avevo un committente per girare il mio primo film. Alfredo Castelli, che allora collaborava con "Diabolik", accettò subito di collaborare. L'abbiamo autoprodotto, è stato uno dei primi esempi di cinema indipendente italiano». Anche Castelli ricorda quell'avventura con un sorriso: «Eravano giovani, tutto sembrava una novità e un'impresa. Sul set ne andava ogni giorno una storta. Chiamavamo a recitare amici e parenti perché non avevamo soldi. Alla fine ci costò 5-6 milioni di lire, una cifra importante. Appena prendevo soldi da "Diabolik", ma anche da "Cucciolo" o "L'intrepido", li anticipavo per il film». "Il tunnel" venne dunque presentato al Festival di Fantascienza nel 1969 («Il presidente della giuria era un nostro mito, Roger Corman», ricorda Cozzi), ma fu accolto in modo controverso. «Alla proiezione stampa della mattina, al Cinema Excelsior, c'erano solo giornalisti e intellettuali che apprezzarono i riferimenti del film all'esistenzialismo, a Godard. La sera però, col pubblico del Castello di San Giusto che fino a poco prima aveva visto film di astronavi e Godzilla, accadde di tutto: dopo dieci minuti qualcuno cominciò a urlare: "Basta, basta!", dopo venti "Copé el regista!" », ricorda divertito Castelli. Le critiche però furono positive e il film diventò per Cozzi un trampolino di lancio: «L'anno dopo mi trasferii da Milano a Roma e proprio mostrando il film riuscii a farmi aprire le porte del cinema commerciale. Iniziai subito a lavorare con Dario Argento al soggetto di "4 mosche di velluto grigio"». La fantascienza, però, rimane centrale nella filmografia di Cozzi regista: dopo il successo di "Starcrash" (1978), torna al festival della Fantascienza nel 1980 con "Contamination". Oggi Cozzi dirige il negozio romano di libri, dvd e memorabilia Profondo rosso, nato nel 1988 da un'idea di Dario Argento, vero punto di riferimento per gli amanti dell'horror e del cinema di genere (e, dal 1999, anche marchio di una collana di pubblicazioni). In questi giorni, però, è anche tornato sul set: «Non posso anticipare molto, ma sto girando un nuovo horror, tra Roma e Parigi, insieme a un regista francese: mischiamo il mio stile di vecchio senatore con quello un giovane talento». ©RIPRODUZIONE RISERVATA