Sfuma il processo in Italia per Reiver

di Cristian Rigo wUDINE Non sono 20, ma 25 gli anni di condanna inflitti a Reiver Laborde Rico per l'omicidio dei coniugi Burgato. Impossibile che "Tyson" lasci l'isola caraibica per essere interrogato dalle autorità italiane che hanno già condannato la sorella Lisandra Aguila Rico all'ergastolo. Con ogni probabilità quindi non ci sarà nessun processo in Italia a carico del cubano di 24 anni che il 19 agosto 2012 massacrò Rosetta Sostero e Paolo Burgato nella loro villetta di via Annia. La condanna è stata emessa dal tribunale provinciale popolare dell'Avana ed è passata in giudicato lo scorso 9 agosto. Così almeno si legge nella comunicazione che l'ambasciata italiana a Cuba ha trasmesso al Ministero della giustizia. Ieri gli atti sono arrivati sul tavolo del procuratore capo Antonio Biancardi. La sentenza è la numero 206. Poche righe in cui si legge che Reiver Laborde Rico è stato giudicato colpevole del reato di omicidio. Dopo la fuga a Cuba, Reiver era stato interrogato lo scorso 10 gennaio e aveva escluso di essere stato l'autore materiale della "mattanza". «Dopo avere ammazzato la signora Burgato - aveva detto agli inquirenti dell'isola -, Lisandra mi porse il coltello e mi invitò a uccidere il marito. Mi disse: fallo tu. Ma io mi rifiutai e, mentre uscivo in giardino, colto da conati di vomito, la vidi scagliarsi anche addosso a lui». I giudici però non devono avergli creduto. «Siamo contenti che le tesi sostenute dall'accusa - ha precisato Biancardi - siano state condivise anche dalle autorità cubane che si sono basati sugli accertamenti investigativi e scientifici svolti qui. Un'ulteriore conferma dell'ottimo lavoro svolto dal pubblico ministero Claudia Danelon e dai carabinieri. Ovviamente avremmo preferito processare anche Reiver in Italia, anche perché si è trattato di un fatto di sangue particolarmente malvagio e crudele». Inizialmente la notizia del processo e della condanna a 20 anni emessa nei confronti di Reiver era stata appresa dalla Procura di Udine all'inizio di settembre, quasi per caso, attraverso un'email inviata dalla cancelleria consolare presso l'Ambasciata italiana all'Avana, per comunicare la sospensione delle procedure già in corso per l'interrogatorio per rogatoria in videoconferenza dello stesso Reiver. A chiederlo era stato il suo difensore in Italia, avvocato Marco Florit, dopo la notifica dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari che il pm Danelon aveva disposto anche per lui. La mossa del legale aveva convinto la Procura a stralciare la posizione di Reiver dal fascicolo aperto a carico suo e della sorella, onde evitare che ad arenarsi, a causa dei lunghi tempi determinati dalla rogatoria, potesse essere anche il procedimento di Lisandra. Una scelta che si è rivelata più che azzeccata. «Adesso il pm Danelon chiederà formalmente il rinvio a giudizio - ha anticipato Biancardi - ma difficilmente si potrà fare perché l'interrogatorio di garanzia chiesto dalla difesa è obbligatorio. E in questo caso non potremo farlo». Le uniche possibilità per processare Reiver sono che lui stesso rinunci a comparire o che accetti la videoconferenza. Ipotesi solo teoriche visto che Reiver non ha alcun interesse a farsi giudicare anche in Italia. Toccherà al gip del tribunale di Udine decidere se rinviare gli atti alla Procura o se sospendere il procedimento ritenendo Reiver momentaneamente non giudicabile. Fermo restando il fatto che per uno stesso reato non ci possono essere due condanne. ©RIPRODUZIONE RISERVATA