I mille tentacoli e l'occhio della piovra

di FABIO CHIUSI Lo scandalo sullo spionaggio di massa della National Security Agency statunitense (Nsa) non è solo un «caso Prism», il programma di sorveglianza che garantisce all'intelligence «accesso diretto» alle informazioni in possesso di colossi web come Apple, Google, Yahoo e Microsoft. I documenti prelevati dall'ex analista dell'Nsa Edward Snowden e pubblicati su Guardian, Der Spiegel, New York Times e Washington Post a partire da giugno rivelano infatti un apparato di controllo ben più ampio e articolato. Per registrare le comunicazioni via Internet di cittadini statunitensi e non, anche senza autorizzazione giudiziaria, gli agenti si allacciano direttamente ai cavi in fibra ottica sottomarini che trasportano i dati tramite il programma Blarney. Con Bullrun violano i sistemi di sicurezza che dovrebbero proteggere mail e conversazioni online installando «backdoor», cioè vie di accesso ai dati all'insaputa dell'utente, per servizi come Hotmail e Facebook. Grazie a Genie, un progetto dal budget di 652 milioni di dollari, infiltrano decine di migliaia di computer in tutto il mondo e li infettano con codici maligni («malware»), per ottenere così il controllo di reti informatiche straniere. L'Nsa è in grado di spiare i principali smartphone in commercio, violare in alcuni casi l'anonimato garantito da strumenti per la connessione sicura come Tor, monitorare le transazioni bancarie sulla rete globale delle istituzioni finanziarie Swift, ottenere le liste di contatti di milioni di utenti dei principali servizi mail. Ci sono dati inquietanti, come il fatto che l'intelligence Usa possa controllare fino al 75% del traffico internet negli Stati Uniti e immagazzinare nei suoi database l'1,6% di quello del pianeta. O che il suo spionaggio coinvolga interi continenti (su tutti, l'America Latina), le mail private dei presidenti di Messico e Brasile, le ambasciate (compresa quella italiana) a Washington, le reti di comunicazione interne addirittura dell'Onu. Per non parlare di un acronimo come Loveint, nome in codice del controllo degli agenti su ex partner e amanti, che sembra uscito dalla penna di George Orwell. Ma ci sono anche milioni di dollari: quelli che l'Nsa versa nelle casse delle compagnie che obbediscono alla sua fame insaziabile di informazioni o che spende per accedere clandestinamente alle reti di aziende private statunitensi. Ci sono poi i milioni di cittadini spiati, dalla Francia alla Gran Bretagna e la Germania. E i «metadati» (informazioni su numero e località di chiamante e chiamato) su milioni di loro telefonate registrate e passate al setaccio, anche qui grazie ad accordi segreti con le compagnie di telecomunicazione. Tutto questo dovrebbe servire a sventare minacce terroristiche in suolo statunitense. Ma non ci sono prove che un sistema così invasivo nella vita dei cittadini di tutto il globo sia indispensabile o anche solo efficace. Anzi, lo stesso Barack Obama ha chiesto – timidamente – che sia riformato. E quando si scopre che nel mirino dell'Nsa finiscono anche il colosso del petrolio in Brasile, Petrobras, uomini d'affari in Francia, e che l'agenzia dispone di un gruppo di lavoro dedicato a spiare questioni commerciali in tredici Paesi, si comprende che sotto l'ombrello della «sicurezza nazionale» possono trovare riparo anche interessi di altro tipo. Con ripercussioni gravi, in termini di business – uno studio dell'Information Technology & Innovation Fund stima un danno di 35 miliardi di dollari per le sole imprese statunitensi – ma anche di governance della rete. Che si aggiungono alla sfida, finalmente di attualità anche in Italia, di comprendere come ripristinare un equilibrio sano tra le legittime esigenze di sicurezza dei governi e l'altrettanto legittima – ma molto meno tutelata – pretesa che rispettino i diritti fondamentali degli individui, a partire dalla loro privacy. ©RIPRODUZIONE RISERVATA