E le aziende rinunciano agli investimenti

TRIESTE Un commerciante del Friuli Venezia Giulia scommetterebbe di più sull'economia italiana che sulla propria attività. Se infatti da un lato aumentano, seppur lievemente, le prospettive sull'andamento strutturale nazionale, che secondo gli indicatori passa dal -63,5 dell'anno scorso al -60,1 di quest'anno, dall'altro scende la fiducia sull'azienda: -43 contro il 41,3 del 2012. Le imprese del terziario maggiormente in difficoltà risultano ancora quelle residenti nella provincia di Gorizia, sia con riferimento al terzo trimestre dell'anno sia in chiave prospettica (ottobre, novembre, dicembre 2013). Meno pesante la condizione degli operatori dei territori di Trieste e Udine. Gli imprenditori di Pordenone si collocano, invece, a metà strada. Ancora troppe le incertezze che pesano sul sistema Fvg e i problemi che ogni giorno una Pmi regionale deve affrontare. Nel focus sul terzo trimestre 2013, realizzato da Confcommercio in collaborazione con Format Ricerca, ci sono tutte le motivazioni di questo trend. A cominciare dai ricavi: l'indicatore ha misurato un ulteriore peggioramento (da -38,6 a -39,3), laddove appena il 5% del totale degli intervistati si è visto incrementare le entrate. Un punto, questo, che si conferma tuttavia meno grave di quello rilevato nel resto del Paese. A soffrire, come fa notare il Gianluigi Ascani, responsabile scientifico di Format, è soprattutto chi opera nel commercio e nel turismo. Il terziario sconta sempre, inoltre, l'emergenza occupazionale: appena il 3% ha inserito nel proprio organico nuove leve. La situazione si presenta in ogni caso meno preoccupante rispetto a quella italiana. In sostanza, però, si continua a non assumere più personale. Sintomo di «un'economia stagnante – ha osservato ancora Ascani – un segnale assolutamente negativo». Un aspetto, questo, dimostrato anche da un altro indicatore: rimane bassa, ma non distante dalla situazione di tre mesi fa, la percentuale delle imprese del terziario che nel terzo trimestre 2013 si sono rivolte alle banche per chiedere un fido, un finanziamento, o la rinegoziazione di un fido o di un finanziamento esistente: sono state il 20,8% contro il precedente 21,1%. Alla luce di ciò, si registra un leggero peggioramento di tutti i giudizi relativi alle condizioni generali del credito (durata, garanzie richieste, altre condizioni) fatta eccezione per i tassi di interesse, rimasti sostanzialmente costanti e in linea con la politica degli istituti che tendono a mantenere invariati gli indici. Peggiorano anche i giudizi relativi ai costi dei servizi bancari nel loro complesso. Complessivamente, quello del credito, non è un versante che gioca a favore della produttività regionale perché, come ha argomentato lo stesso ricercatore della Format, un dato del genere sta a confermare che sempre più aziende del Friuli Venezia Giulia rinunciano agli investimenti. «O non hanno più prospettive per il futuro – ha precisato – oppure temono di essere respinti dalle banche». I numeri sulle richieste di finanziamento la dicono lunga sulla situazione in cui versa la regione, anzi l'intero Trieveneto: nel 2008 il 40,6% delle imprese si rivolgeva agli istituti di credito, mentre ora la soglia si ferma al 10,3%. «Un quadro sicuramente non positivo – afferma Antonio Paoletti, presidente di Confcommercio Trieste – serve una seria politica che porti al'abbattimento dei costi del lavoro, altrimenti non andiamo da nessuna parte». Si accorciano, invece, i tempi di attesa dei pagamenti da parte dei clienti (-37,7 su -41,1); in questo caso la situazione risulta il linea con la media nazionale. (g.s.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA