Resa dei conti per Alitalia I francesi svelano le carte

Unicredit potrebbe mandare in Borsa l'anno prossimo una quota minoritaria dell'associata tedesca HypoVereinsbank (Hvb). Lo scrive lo Spiegel, che ha raccolto l'opinione di vari analisti, secondo i quali la mossa sarebbe dettata dal fatto che il test sulle banche europee previsto nel 2014 dalla Bce potrebbe rivelare un bisogno di capitali da parte dell'istituto italiano. Il settimanale di Amburgo parla di una vendita in Borsa da parte di Unicredit di un pacchetto variante dal 15% al 25% delle azioni di Hvb. Lo Spiegel precisa che alcune banche di investimenti starebbero cercando di convincere i vertici di Unicredit e alcuni suoi maggiori azionisti, come le fondazioni delle Sparkassen, per mandare Hvb in Borsa. Da Monaco di Baviera la HypoVereinsbank ha fatto sapere di non essere al corrente di alcun piano. di Piercarlo Fiumanò wTRIESTE La manovra di salvataggio di Alitalia da 500 milioni (aumento di capitale da 300 milioni e nuove linee di credito per 200 milioni) passa sotto le forche caudine di Air France. Non è infatti scontato che il gruppo franco olandese decida di partecipare all'operazione, che oggi dovrà passare al vaglio dell'assemblea dei soci. Prima dell'assemblea ci sarà un cda dove è prevedibile si consumi la resa dei conti fra gli azionisti italiani e il socio transalpino. Un'incertezza che ha spinto il ministro Maurizio Lupi ad appellarsi ai francesi, esprimendo l'auspicio che partecipino all'aumento «dimostrando lo stesso interesse che dimostrano i privati» ma senza porre condizioni rigide: «L'Italia non può fare la Cenerentola, è un pilastro fondamentale dell'alleanza». Per il ministro l'Italia non accetterà il ridimensionamento della compagnia su scala regionale. Perciò se l'alleato sarà Air France-Klm, il servizio dovrà essere articolato tra Parigi, Roma e Amsterdam: «Se non sarà così - ha concluso - noi lavoreremo per individuare altre alleanze internazionali mentre l'azienda dovrà risanare i conti e fare un nuovo piano industriale». L'aumento di capitale è stato strutturato in modo tale da garantirne la riuscita con o senza l'apporto del socio francese. Ma intanto i soci italiani cominciano a tentennare: Intesa SanPaolo, che detiene l'8,85% della compagnia, ha messo infatti in chiaro di non essere azionista «di lungo termine» sferzando il management.Dopo il monito al management del presidente del consiglio di gestione di Intesa, Gian Maria Gros Pietro, ora si fanno sempre più insistenti le voci di un possibile passo indietro di Roberto Colaninno che ha guidato la cordata dei "capitani coraggiosi" spinti in campo dall'allora premier Berlusconi (con ministro Corrado Passera). E così nonostante il pressing del governo italiano l'adesione di Air France all'aumento di capitale non sarebbe affatto sicura: il sì all'aumento espresso dai consiglieri francesi in cda (dopo il niet del 26 settembre), infatti, non implicherebbe l'effettiva sottoscrizione. I transalpini, che a febbraio hanno già versato 38 milioni per il prestito ponte, ribadiscono da tempo che il loro aiuto è vincolato a «condizioni rigide», tra cui la riduzione del debito (superiore al miliardo) e un nuovo piano industriale. Oltre a chiedere garanzie sul nuovo management. Air France-Klm potrebbe così spingere l'ad Gabriele Del Torchio a cambiare strategia rinunciando ad aprire delle nuove linee e ad acquistare degli aerei. Air France, con il 25% di Alitalia, dovrebbe sottoscrivere 75 milioni. Se non partecipasse all'aumento (con una conseguente diluizione della quota), considerato che Poste Italiane e le banche Intesa SanPaolo e Unicredit hanno accettato di garantire l'inoptato fino a 175 milioni, ai soci italiani resterebbero da versare complessivamente altri 125 milioni. Indipendentemente dal voto di oggi in assemblea, però, i soci avranno poi un mese di tempo (fino al 14 novembre) per decidere se e per quale ammontare partecipare all'aumento. ©RIPRODUZIONE RISERVATA