Delitto di Lignano, ergastolo a Lisandra

di Luana de Francisco wUDINE «Il tribunale di Udine, letti gli articoli 442 e 533 del codice di procedura penale, dichiara Lisandra Aguila Rico responsabile dei reati a lei ascritti e, unificati gli stessi nel vincolo della continuazione e operata la diminuzione di pena per il rito, la condanna alla pena dell'ergastolo». In nome del popolo italiano. Cioè di tutti coloro che, dalla mattina del 19 agosto 2012, quando i coniugi Rosetta Sostero e Paolo Burgato furono trovati massacrati nella loro villa di via Annia 12, a Lignano Sabbiadoro, attendevano questo momento. La sentenza che chiude il processo di primo grado celebrato con rito abbreviato a carico della 22enne cubana, accusata di duplice omicidio pluriaggravato, in concorso con il fratello Reiver, arriva alle 14.24. Nel minuto scarso impiegato dal gup Roberto Venditti per leggere il dispositivo, nell'aula B del tribunale di largo Ospedale vecchio domina un silenzio tombale. Tutti con il fiato sospeso. In piedi di fronte al giudice, ci sono Michele Burgato, figlio delle vittime, gli altri parenti, accompagnati da avvocati e amici, il procuratore capo Antonio Biancardi e il sostituto Claudia Danelon, titolare dell'inchiesta, e il difensore dell'imputata, avvocato Carlo Serbelloni. All'appello manca soltanto Lisandra. Indecisa fino all'ultimo se presentarsi o meno, ha scelto di non comparire. Sapeva di rischiare grosso e ha preferito non sentire. Con una parola, ieri, è stato decretato il suo destino. Il verdetto finale. Dieci giorni dopo l'udienza-fiume, che aveva visto il pm Danelon concludere le sue quasi cinque ore di requisitoria, sollecitando la condanna dell'imputata al carcere a vita, e che aveva sentito dalla viva voce di Lisandra invocare perdono ai familiari delle vittime, il gup ha dunque sciolto le riserve, pronunciandosi per la più alta e, specie in caso di giudizio abbreviato, anche la meno frequente delle pene. A risultare determinante, ai fini del calcolo della pena, è stato il riconoscimento dell'aggravante delle sevizie, contestato dalla Procura e ritenuto sussistente anche dal giudice. Questo ha permesso al gup di partire dalla pena base dell'ergastolo e sottrarre, in virtù dello sconto di un terzo previsto dalla scelta del rito, il solo isolamento diurno. Lisandra è stata inoltre dichiarata in stato di interdizione legale e interdetta in perpetuo dai pubblici uffici. Quanto alle parti civili, il giudice ha quantificato il risarcimento dei danni non patrimoniali in 560 mila euro a favore di Michele Burgato e in 75 mila euro l'uno per Vinicio e Bruno Sostero, entrambi fratelli di Rosetta. L'elogio del procuratore. Per Biancardi, quella scritta ieri è prima di tutto una pagina di buona giustizia. «Non poteva esserci altra condanna che questa - ha dichiarato il numero uno della Procura al termine del processo -. Dire che siamo soddisfatti non sarebbe corretto. Penso piuttosto che è giusto che sia andata così e mi auguro che la sentenza resti tale anche negli altri gradi di giudizio: di fronte a un reato tanto grave e crudele, non ci può essere alcuna pietà, nè applicazione di attenuanti. L'unica cosa che ci dispiace - ha aggiunto Biancardi - è che altrettanto non sia stato comminato al fratello Reiver». Un plauso particolare è andato alla collega Danelon, che insieme ai carabinieri del Nucleo investigativo di Udine, comandati dal capitano Fabio Pasquariello, pure presente all'udienza, aveva risolto il caso in meno di un mese e costruito poi l'intero impianto accusatorio. «Il suo è stato un lavoro validissimo - ha concluso Biancardi -. È riuscita in un compito che non a tutti riesce». La difesa: paghiamo per tutti. Nessuna sorpresa sul volto dell'avvocato Serbelloni. «Ce lo aspettavamo - ha detto il difensore, uscendo dal tribunale -. Ora attendo di leggere le motivazioni (il giudice si è riservato 90 giorni per il deposito, ndr) e poi presenterò appello». Il che, calendario alla mano, significa più o meno febbraio per la presentazione della memoria e l'inizio dell'estate per la fissazione dell'udienza davanti alla corte di Trieste. Immutato l'assunto attorno al quale il legale intende costruire la propria difesa. «Lisandra non era presente sul luogo del delitto, ossia nel bagnetto nel quale i coniugi Burgato furono uccisi - aveva sostenuto nell'arringa - e non può dunque essere stata lei l'autrice materiale nè dell'uno, nè dell'altro omicidio». Di un'altra cosa l'avvocato Serbelloni continua a essere persuaso. «È stato un processo "monco" - ha detto -, perchè privo di uno dei due imputati. A tutti, magistrati in primis, sarebbe piaciuto poter processare anche Reiver. E invece, mentre lui se n'è rimasto a Cuba, Lisandra ha finito per essere il capro espiatorio. Il "convitato di pietra", sul cui capo è caduta anche la parte di condanna che sarebbe dovuta andare al fratello». ©RIPRODUZIONE RISERVATA