Serbia, il console è una leggenda del basket

Il paragone è certo esagerato, ma per trovare un rappresentante diplomatico a Trieste dell'ex Jugoslavia così famoso come Kicanovic bisogna probabilmente risalire a Ivo Andric, scrittore bosniaco, autore de "Il ponte sulla Drina" e Premio Nobel per la letteratura che tra il 1922 e il 1923 fu impiegato al Consolato triestino del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, in piazza Venezia. A Trieste, dove esiste la più grande chiesa serbo ortodossa al di fuori della Serbia, i serbi sono costituiti in comunità da 240 anni e i rapporti diplomatici risalgono a 130 anni fa. In città, per tornare all'ambito cestistico abita anche il montenegrino Bogdan Tanjevic che è uno dei più celebri allenatori europei e che portò la formazione triestina fino a un terzo posto in campionato e a una finale di Coppa Korac e a una di Coppa Italia con il marchio Stefanel negli Anni Novanta quando una delle punte della formazione era il giocatore serbo Dejan Bodiroga. (s.m.) di Silvio Maranzana Sui campi di basket lo chiamavano il cobra perché attaccava gli avversari a testa alta come il serpente. Dragan Kicanovic è una leggenda del basket europeo, campione olimpico e campione del mondo, ma anche ex ministro dello sport ancora sotto la Jugoslavia ed ex presidente del Comitato olimpico serbo. Giovedì sera il governo di Belgrado lo ha nominato console generale della Repubblica di Serbia a Trieste e presumibilmente dall'inizio del 2014 "Kicia" si insedierà in strada del Friuli. La Serbia oltre all'ambasciata di Roma ha soltanto due consolati generali: quello di Milano e quello di Trieste che ha giurisdizione su tutto il Triveneto. A differenza del console che dal primo luglio è Ljubomir Mirkovic e che ha compiti amministrativi, quello di console generale, così come di ambasciatore, è un incarico politico che sottende direttamente ai rapporti tra i due Stati. Questa carica a Trieste è vacante dal 24 gennaio allorché cessò dall'incarico Momcilo Milovic. Kicanovic, nato a Cacak e oggi sessantenne, ha un rapporto stretto con le nostre zone non solo perché è conosciutissimo dagli appassionati di basket che qui sono molti. Fu lanciato a livello internazionale ai primi campionati europei cadetti della storia che si disputarono a Gorizia nel 1971 e in finale la Jugoslavia batté l'Italia 74-60 e vinse il titolo. Assieme a "Praja" Dalipagic formerà nel Partizan Belgrado una delle più eccezionali coppie di giocatori mai viste in Europa portando il team al primo scudetto jugoslavo nel 1976. Con la Jugoslavia è stato poi medaglia d'oro alle Olimpiadi di Mosca nel 1980, ai mondiali di Manila nel 1978 e agli Europei di Spagna '73, Jugoslavia '75 e Belgio '77. Agli Europei '83 vinti dall'Italia in cui militavano anche i triestini Alberto Tonut e Renzo Vecchiato andò in scena la storica rissa in semifinale proprio contro gli azzurri. Sarebbe stata innescata da un "calcetto" dato a Villalta proprio da Kicanovic poi inseguito dagli italiani. Fu il motivo per cui "il cobra" che da due anni giocava nel campionato italiano con la Scavolini Pesaro non proseguì la sua carriera in Italia. Nel 2000 Kicanovic è presidente del Comitato olimpico jugoslavo e raduna la selezione jugoslava per le Olimpiadi australiane. «Ho detto loro - racconterà - che l'Olimpiade l'avevamo già vinta: un anno e mezzo dopo i bombardamenti e le distruzioni, l'impresa più bella era essere riusciti a organizzare la spedizione a Sidney». Nel 2004 sull'aereo che porta alle Olimpiadi di Atene i vip di Belgrado, Kicanovic viene avvicinato dall'erede al trono serbo Aleksander Karagiorgevic che si lamenta per non aver ricevuto un trattamento "regale" apostrofando il presidente del Comitato con un "vaffa" in inglese. «Altrettanto a lei» risponde "Kicia". Nel 2010 è stato inserito nella Hall of fame della Fiba, la federazione internazionale della pallacanestro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA