Federica Ranchi, l'attrice che rifiutò Hollywood

Era stato già e svariate volte annunciato dal direttore di Rai1 prima dell'estate e di nuovo a luglio, ma mancava la conferma ufficiale da parte di Fabio Fazio. Ed è arrivata tramite Twitter. È quanto si legge sul profilo di Giancarlo Leone: il cinguettio nel tardo pomeriggio di sabato. Leone ha indirizzato un tweet a Fazio alle 13.01 chiedendo al conduttore "Ma allora il progetto c'è?". Fazio fa attendere un po' prima di dare una risposta (alle 16.38) «Dai che lo sai! A Sanremo non si può dire di no. Ci divertiremo!». Dunque controreplica il direttore dell'ammiraglia di Rai1 con l'aggiunta di un accenno di ironia in merito alla coincidenza che l'anno scorso creò non pochi problemi alla kermesse, minacciandone addirittura la messa in onda «Allora è ufficiale. Il tuo progetto è veramente bello! Sanremo è Sanremo. Febbraio 2014. Con o senza elezioni?». Nessuna conferma per Roberto Saviano, mentre non dovrebbero esserci problemi per la Littizzetto. di Federica Gregori wTRIESTE Svegliarsi in una stanza d'hotel con al piano di sotto un Yves Montand all'apice della fama che canta i suoi successi sotto la doccia. O vedersi assegnare un ruolo da protagonista a soli 17 anni e ritrovarsi, poco più che ragazzina, a "bucare" il grande schermo come una stella consumata. È successo a Federica Ranchi, attrice triestina entrata nel cinema dalla porta principale davanti alla macchina da presa di registi di spicco come Gillo Pontecorvo o Valerio Zurlini, e che quel mondo scintillante ma mai troppo amato ha abbandonato a sorpresa dopo sette anni come una volontaria meteora. I Mille Occhi ieri si sono puntati tutti su di lei, attrice di non comune versatilità e, dietro l'apparente fragilità, personaggio carismatico e inconsueto. Il suo grande desiderio sarebbe stato di calcare i palcoscenici come ballerina classica, ed è grazie a questa passione che il cinema l'ha scoperta. «Studiavo danza e frequentavo il liceo linguistico – racconta l'attrice -. La produzione Cines stava cercando un volto maschile da lanciare in un nuovo film e girava l'Italia per trovarlo. Capitati a Trieste, passeggiando per Corso Italia si erano fermati dal fotografo Ceretti, che aveva esposto una mia foto di ballo insieme ad altre soliste. Mi volevano incontrare: così sono partita per Roma per sostenere un provino. In treno con me e mia madre, salito da Monfalcone c'era anche Gianni Garkovich (poi Garko): gran bel ragazzo, ci sperava molto. E io speravo per lui, non per me: ero timida, avevo un ragazzino a Trieste e quel mondo mi metteva troppa paura». Ma le cose non vanno nel verso sperato e la parte dell'esordiente in "Moglie e buoi..." a fianco di Gino Cervi e Walter Chiari se l'aggiudica la giovane triestina. E dal '56, anno dell'esordio, al '63 Federica Ranchi si trova catapultata in quel mondo dorato trovandosi a lavorare a fianco dei più noti cineasti e a prestigiosi partner maschili. «Chiari era buffo – racconta ridendo - stava con Ava Gardner ma nonostante ci fosse lei mi aiutò moltissimo sul set. Per "La grande strada azzurra", con Montand facevamo base a Portorose, lui sempre seguito da Simone Signoret: parlava un ottimo italiano con accento del sud ed era affascinante anche se lui, Alida Valli, Pontecorvo avevano tutti sui 34/35 anni per cui ai miei occhi di ventenne sembravano un po' vecchi. Girando "Estate violenta" Zurlini dava poca confidenza sul set, cosa che preferivo. Ero tra le prime in lista anche per "Guendalina", di cui lui aveva scritto il soggetto: la notizia era già sui giornali ma poi lui ha imposto la Sassard con cui stava. Trintignant non mi piaceva come uomo, ma lo apprezzavo dal lato attoriale ed eravamo molto amici». «Rivalità tra attrici? C'era eccome! - continua -. Tanta cattiveria, e bisogno di appoggi per sfondare. Le colleghe approfittavano della mia ingenuità: ricordo ad esempio Sandra Milo che mi spingeva durante le riprese. Io non stavo a Roma, se non in un residence con studenti di medicina, e non accettavo le uscite combinate dagli agenti coi paparazzi per montare flirt fasulli e finire sui giornali: fare il cinema così a me non interessava». La bellezza e la versatilità la portano a girare altre pellicole e Caroselli di successo mentre De Laurentiis la chiama per un contratto quinquennale per gli Usa: là vanno di moda le ragazze acqua e sapone e lei e Virna Lisi sono le prescelte. Ma proprio sul più bello, fedele alla sua natura schiva e poco incline alla ribalta, molla tutto e si sposa, preferendo seguire il marito, un armatore greco, tra Inghilterra, Usa, Caraibi e Giappone. E anche se, come per ogni diva che si rispetti, gli episodi ghiotti non mancano, dallo Scià di Persia appena separato da Soraya che la invita a danzare, a un recente Richard Gere che si propone di affiancarla nello jogging con tanto di baciamano finale, c'è sempre una sorta di ritrosia o di timidezza. «Molti miei amici nemmeno sanno dei miei trascorsi di attrice», dice. Sarà forse proprio questo quid sfuggente ad averla resa così richiesta e ad aver affascinato tanti registi e produttori di grido. I Mille Occhi si prepara al gran finale di stasera quando alle 21 al Miela il festival assegnerà il Premio Anno Uno 2013 al regista Franco Maresco, di cui sarà presentato il film "Io sono Tony Scott" e rushes in anteprima assoluta del nuovissimo, ancora in montaggio "Belluscone". ©RIPRODUZIONE RISERVATA