A Trieste 250 mila dollari per la lotta alle malattie del fegato

A chi importa se, in Nigeria, il 20 per cento delle morti neonatali è dovuto alla presenza di ittero (troppa bilirubina nel sangue) non diagnosticato per tempo? Importa a pochi, ma per fortuna questi pochi sono quelli giusti. La Fondazione italiana fegato Onlus di Trieste è fra coloro che si apprestano a sviluppare e diffondere un test che rileva la bilirubina nel sangue, grazie anche a un premio di 250 mila dollari proveniente da Saving Life at Birth: A Grand Challenge for Development. Saving Life, sponsorizzato fra gli altri dalla Bill&Melissa; Gates Foundation e da agenzie Usa, Canada e UK per lo sviluppo, individua i migliori progetti di prevenzione e cura indirizzati a donne gravide e neonati. Il prototipo del test, chiamato Bilistick, ha già dato ottimi risultati in uno studio eseguito in Egitto e al Burlo, coordinato da Carlos Coda-Zabetta, ricercatore argentino della Fondazione e coordinatore del progetto. Ora sarà perfezionato per la diffusione su larga scala nei mercati mondiali, anche nei paesi in via di sviluppo. A idearlo e produrlo è stata la Bilimetrix, start-up nata in Area Science Park nel 2012, facente parte dell'incubatore di impresa Innovation Factory. Tra i soci fondatori dell'azienda, oltre alla Fondazione italiana Fegato e al suo direttore Claudio Tiribelli, anche l'Università di Trieste, Area Science Park e il professor Richard Wenneberg dell'Università di Washington. Il premio di 250 mila dollari, ottenuto sbaragliando ben 400 candidati, servirà a rendere Bilistick fruibile, a costi contenuti, proprio dalle comunità che ne hanno più bisogno. «Per arrivare sul mercato – precisa Tiribelli, direttore del Centro studi fegato di Area Science Park, a Basovizza – serve almeno un milione di Euro. Ma siamo sulla buona strada: il Miur ci ha dato 450 mila Euro, abbiamo il contributo di Saving Life e stiamo individuando altri cofinanziamenti dialogando anche co». «I risultati confermano la nostra credibilità», conclude Tiribelli. «Anche in tempi di crisi la nostra Fondazione ha assunto in pianta stabile due persone e spera di assumerne altre due nel 2014». Cristina Serra