Conto alla rovescia sul patto Telco: giochi ancora aperti

Tempi duri per i Brics. Dopo quella indiana, anche la Banca centrale del Brasile è stata costretta ad intervenire l'altra notte in difesa della moneta nazionale, il real, che continua a perdere terreno nei confronti del dollaro americano dopo la frenata dell'economia del colosso sudamericano. La Banca centrale brasiliana (Bcb) ha annunciato un programma di stimolo monetario per intervenire sul mercato dei cambi con l'iniezione di circa 60 miliardi di dollari da qui alla fine dell'anno. La Bcb intende così garantire liquidità e frenare la volatilità del real, che dall'inizio dell'anno ha perso circa il 15 per cento del proprio valore nei confronti del biglietto verde. La Banca centrale brasiliana ha anche annunciato che l'iniezione di liquidità sui mercati «non sarà l'unica misura» che adotterà per tentare di stabilizzare la moneta. La rivalutazione del dollaro sul real spaventa il governo brasiliano, già alle prese con una frenata dell'economia, un aumento dell'inflazione e tensioni sociali. Gli esperti ritengono che la ripresa dell'economia americana attrarrà sempre maggiori investimenti e quindi gli investitori internazionali toglieranno liquidità dai Paesi considerati a maggior rischio, come gli emergenti. di Luigi Dell'Olio wMILANO Il destino di Telco è ormai segnato; resta solo da capire come arrivare allo scioglimento del veicolo che controlla Telecom Italia (con il 22,45%) senza troppi traumi per i soci. Il conto alla rovescia è partito, considerato che tra il 16 e il 28 settembre prossimi si aprirà una finestra per comunicare la disdetta del patto: l'occasione potrebbe essere propizia per Generali (azionista della società con il 30,6%) e Mediobanca (11,6%), da tempo intenzionate a concentrarsi sui rispettivi core business. Tuttavia, condurre in porto l'operazione non appare così semplice, non solo per i rapporti consolidati con gli altri due soci di Telco, vale a dire Intesa SanPaolo (11,6%) e Telefonica (46,2%), che suggeriscono di arrivare a una posizione condivisa. L'ostacolo principale è costituito dai parametri economici: i soci Telco sono entrati in Telecom Italia nel 2007 a quota 2,53 euro, ma da allora il titolo non ha fatto che perdere valore. Non sono bastate le ripetute svalutazioni degli ultimi anni, tanto che il prezzo di carico (1,2 euro) risulta più che doppio rispetto alle quotazioni attuali (poco sopra quota 0,49 euro). Al di là della minusvalenza da mettere in conto, a sfavore dell'eventuale cessione giocano anche "ragioni di Stato", considerato che l'ex-incumbent continua ad assumere un ruolo strategico non solo in quanto leader nel mercato nazionale delle tlc, ma anche alla luce del fatto che controlla la rete "fisica". A questo proposito, le ultime settimane non hanno portato novità in merito all'ipotesi di scorporare la rete in una società ad hoc, nella quale far entrare come azionista forte la Cassa Depositi e Prestiti. Una soluzione che consentirebbe, tra le altre cose, di ridurre l'esposizione debitoria di Telecom Italia, restituendole appeal sul mercato. Altrimenti, il trend discendente nella valutazione da parte del mercato appare difficile da interrompere, considerato il contesto congiunturale nel quale la compagnia si trova a operare. Nei mesi scorsi era stata ipotizzata la fusione tra Tim e 3 Italia, alla luce della considerazione che quattro grandi operatori mobili (considerando anche Vodafone e Wind) sono troppi in un mercato ormai maturi come quello italiano. Tuttavia, l'operazione si è arenata per le diverse valutazioni date alle società dai board di Telecom Italia e Hutchinson Wampoa. Nelle condizioni attuali crescono le possibilità che la società presieduta da Franco Bernabé possa finire preda di un altro operatore internazionale. Il risiko del settore è già partito a livello europeo con l'Opa lanciata da America Movil di Carlos Slim sull'olandese Kpn. Un'operazione da oltre 9 miliardi di euro, che il magnate messicano sta conducendo con il supporto di grandi banche americane. Il boccone più interessante è costituito dalla controllata nella telefonia mobile E-Plus, che la stessa che Kpn aveva pensato di cedere a 02, appartenente al gruppo Telefonica. Gli spagnoli restano il secondo operatore del mercato europeo (dopo Vodafone), ma i loro conti sono appesantiti dalla crisi che sta investendo il Paese iberico, per cui paiono svantaggiati nella contesa. In caso di sconfitta, non è escluso che dirottino tutte le loro attenzioni per crescere in Telecom Italia, nonostante le sforzo richiesto per abbattere il debito e rispettare le normative antitrust in Sud America. Tutto questo, mentre nel risiko potrebbe giocare le sue pedine anche AT&T;, leader nel mercato statunitense e già nel 2007 protagonista della fallita scalata a Telecom Italia, proprio in collaborazione con Slim. ©RIPRODUZIONE RISERVATA