Cartelle cliniche in vendita, choc a Vienna

BELGRADO Cartelle cliniche con dati sensibili, ceduti a una multinazionale americana in cambio di lauti compensi. È questo il sospetto che pende sul capo di centinaia di medici austriaci e tedeschi, in odore di aver violato il segreto professionale e il rapporto fiduciario con i pazienti, rifornendo di preziosi dati sensibili la "IMS Health", colosso Usa del settore marketing e ricerca, specializzato nel raccogliere in tutto il mondo informazioni sullo stato di salute delle persone e sulle medicine più diffuse. Informazioni poi rivendute alle case farmaceutiche e utilissime per calibrare la produzione di nuovi farmaci e per la pubblicizzazione di quelli già in commercio. Lo scandalo, dai contorni ancora confusi, è venuto alla luce nei giorni scorsi in Germania e ieri si è riverberato sull'Austria dove, ha annunciato la tv pubblica "Orf", su «350 dottori» d'oltralpe aleggia il sospetto di aver «venduto ricette mediche» prescritte ai propri pazienti, senza il loro consenso, alla multinazionale Usa. Ricette anonime, filtrate attraverso un'azienda terza, ed è «assolutamente impossibile» risalire all'identità dei malati "venduti" dai medici d'oltreconfine, ha assicurato una portavoce di IMS Health ai media di Vienna. Portavoce che ha tuttavia ammesso che le ricette venivano suddivise per gruppi d'età e per sesso. Ma è in Germania che il caso è scoppiato con maggior forza. Germania dove sarebbero ben 42 milioni le ricette mediche raccolte dal 1992 a oggi, attraverso medici e farmacisti compiacenti, dalla multinazionale con sede a Danbury, Connecticut. «Milioni di dottori e pazienti spiati», in quello che potrebbe trasformarsi «nel più grande scandalo di spionaggio di dati» sensibili e informazioni personali «del dopoguerra», ha suggerito Der Spiegel. Il problema ha come epicentro Monaco, dove l'«Apothekenrechenzentrum VSA vende dati dei pazienti in forma non adeguatamente criptata a un'azienda che compie ricerche di mercato», la IMS Health, appunto. Niente d'illegale, se i dati fossero sufficientemente protetti, ma secondo lo Spiegel non è questo il caso, dato che le cartelle permetterebbero di ricostruire senza troppa difficoltà la storia clinica di alcuni pazienti negli ultimi vent'anni. E mentre medici e IMS Health respingono ogni accusa, lo scandalo dei "pazienti in vendita" è solo all'inizio. (s.g.)