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Steve Kaufman, sulle orme di Andy Warhol

Sarà inaugurata sabato 10 agosto alle 19.30, a Palazzo Costanzi, a Trieste la mostra ”Pop art a Trieste, Steve Kaufman the former assistant to Andy Warhol”, a cura di Vittorio Sgarbi. Si tratta di un evento organizzato con il contributo del Comune di Trieste, interamente dedicato all’artista americano della pop art Steve Kaufman, assistente di Andy Warhol, soprannominato dallo stesso Warhol “Sak” (Steve Alan Kaufman) durante il loro periodo di stretta collaborazione nella Factory. La mostra - ideata da Diana Vachier, Caterina Tosoni e Alberto Panizzoli - resterà allestita a Palazzo Costanzi fino al 21 settembre e potrà essere visitata ogni giorno dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20. di Carlo Muscatello wTRIESTE Gli spettatori del musical “The Rat Pack Live from Las Vegas”, andato in scena al Rossetti a gennaio, hanno potuto già ammirare nel foyer del teatro la sua opera “Rat pack”, appartenente a una collezione privata di Trieste. In quel quadro Steve Kaufman (29 dicembre 1960 - 12 febbraio 2010) ritrasse nel ’97 Frank Sinatra, Dean Martin e Sammy Davis Jr. I tre mostri sacri della musica americana di tutti i tempi - scherzosamente ma anche un po’ acidamente soprannominati da Lauren Bacall “rat pack”, branco di ratti - si esibivano spesso a Las Vegas, dove Kaufman era di casa per le importanti opere realizzate al Caesars Palace. E l’artista li immortalò assieme, in quella che sarebbe diventata una delle sue opere più famose. Dopo quell’antipasto, ora Trieste ospita un’intera mostra dedicata alle opere di colui che è passato alla storia come uno dei più importanti allievi, oltre che assistente, di Andy Warhol. Sabato s’inaugura infatti a Palazzo Costanzi un evento - ”Pop art a Trieste, Steve Kaufman the former assistant to Andy Warhol”, presenta Vittorio Sgarbi -, che propone una trentina di opere del grande artista statunitense scomparso tre anni fa. Ma chi era Steve Alan Kaufman? Newyorkese, famiglia di avvocati, era praticamente nato con la passione per l’arte. Si narra che da ragazzino disegnasse e dipingesse su ogni superficie disponibile, persino sui parabrezza delle automobili che trovava nello sfasciacarrozze vicino casa. A diciannove anni la svolta, se preferite la botta di fortuna: conosce Andy Warhol allo Studio 54, celebre discoteca di New York, e subito dopo entra come assistente nella celebre Factory del padre della pop art. Dove produce dipinti e serigrafie per sei dollari l’ora. Ma soprattutto affina la sua arte e “studia” le tecniche del grande Warhol. Negli anni alla Factory Steve perfeziona la tecnica della serigrafia, la perfeziona creando un proprio stile personale che, pur rimanendo nel solco della grande arte warholiana, gli permette di sviluppare in maniera esponenziale la propria fantasia e creatività. Si laurea alla School of Visual Arts di New York, mentre la sua attività decolla: il Van Gogh Museum di Amsterdam gli affida l’incarico, prima volta a un artista americano, di realizzare un ritratto di Vincent Van Gogh; la Picasso Academy of Fine Arts gli assegna il premio Picasso Ring, attribuito ogni anno all’artista che meglio rende omaggio al leggendario maestro; gli viene commissionata dalla celebre Campbell’s Soup una serie di opere per celebrare il centesimo anniversario di attività della ditta. Partendo dala tecnica appresa da Warhol, Kaufman perfeziona le sue opere dipingendovi alcuni dettagli a mano, e trasformandole così in pezzi unici. Il cosiddetto “hand embellishment”, che diventa il suo marchio di fabbrica. Espone con Keith Haring, che conosceva da quando entrambi frequentavano la scuola di arti visive a New York. Realizza ritratti di Muhammad Ali Cassius Clasy, Frank Sinatra, John Travolta, Marilyn Monroe, Jackie Kennedy e molti altri. Le sue opere vengono collezionate fra gli altri da Calvin Klein, Wolfgang Puck, John Travolta, Mickey Mantle, Frank Sinatra, Whoopi Goldberg e tanti altri. Vive i suoi anni migliori a cento all’ora. A quarant’anni il primo infarto. A quarantanove, dopo alcuni ictus, quello fatale. Una volta disse: «Non tornerò più indietro ora che sono uscito dagli schemi. È così spazioso qui». twitter@carlomuscatello ©RIPRODUZIONE RISERVATA