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di Annalisa D'Aprile wROMA Silvio Berlusconi condannato in tutte le lingue del mondo. In una manciata di secondi la notizia della sentenza esce dall'aula della Cassazione per rimbalzare su tutti i siti del mondo. È la breaking news dell'intera stampa internazionale, dalla Bbc al Guardian, da Bild e Le Monde a Die Welt fino al New York Times. «Berlusconi condannato al carcere» titolano all'estero ignorando pressoché del tutto l'altra parte della condanna, quella che rinvia l'interdizione dai pubblici ad un nuovo giudizio della corte. Bild titola "Condanna per Berlusconi" e sotto il titolo pubblica online una grande foto che ritrae l'ex premier con il volto trasfigurato in una smorfia. Per il sito dello Spiegel, Berlusconi è stato condannato per frode fiscale e scrive: «E' la prima volta nei suoi molti processi». La Sueddeusche Zeitung si lancia in un "Berlusconi definitivamente condannato a pena detentiva", mentre la verità è che il Cavaliere difficilmente, vista la sua età, 76 anni, andrà in carcere. La sentenza sul processo Mediaset, apre anche tutti i principali siti di quotidiani francesi. Su Le Monde: «Mediaset: la Corte di Cassazione conferma la pena detentiva per Berlusconi». Molti, se non tutti i titoli arrivati in pochi secondi ai quotidiani del mondo, sono partiti dalla piazza, quella del Palazzaccio, dove proprio i giornalisti stranieri, insieme ai colleghi italiani, aspettavano da tre giorni la lettura della sentenza. Alle 19.40 la corte entra in aula per leggere il dispositivo, fuori centinaia di cronisti e operatori, e anche comuni cittadini, aspettano radunati in gruppi davanti a piccoli televisori collegati con le dirette di RaiNews e Sky. All'inizio la lettura arriva come poco chiara. Il rinvio della parte relativa alla pena accessoria, quella dell'interdizione dei pubblici uffici confonde le idee. Per un attimo si diffonde l'idea che la condanna non sia stata confermata, cittadini e giornalisti si guardano perplessi. A distanza di due chilometri scarsi, in via del Plebiscito, sotto palazzo Grazioli, il quartier generale del Cavaliere, parte un grido di esultanza della folla di sostenitori: anche loro sono stati tratti in inganno da quel rinvio. Poi, però, quando si diffonde la voce della conferma della condanna a quattro anni di reclusione, cala il silenzio. Ci mettono poco i manifestanti a dileguarsi abbandonando la strada che affianca palazzo Grazioli dove erano stati bloccati dalla transenne e dalle forze dell'ordine in presidio. Inutilmente transennata, chiusa al traffico, praticamente blindata, via del Plebiscito resta desolatamente vuota. Quella via, per il resto della serata, vedrà solo una forsennata processione di deputati del Pdl, convocati per una riunione d'urgenza. Nell'altra piazza intanto, Gianfranco Mascia, ex Popolo viola, da lunedì accampato davanti alla Cassazione insieme ad un altro sparuto gruppetto non più viola, stappa una bottiglia di spumante dolce. Dolce come per lui e gli altri detrattori dell'ex premier è la notizia della conferma della condanna. Ora Mascia chiede che «la giunta del Senato proceda per l'interdizione dai pubblici uffici». Intanto la gente commenta: «Ma ora ce lo siamo levato dalle p...?» si chiede una signora non ancora convinta. «Certo, la condanna è irrevocabile!» le strilla nell'orecchio un altro signore aggiungendo: «Ora solo il Padreterno lo può salvare». A partecipare alla convulsa giornata anche il popolo della rete che ha postato centinaia di messaggi su Facebook e su Twitter. «Dite quello che volete ma Berlusconi è stato processo tre volte per lo stesso reato. In Usa non sarebbe mai successo» scrive un supporter. «È l'anno buono dai, è morto pure Andreotti, è l'anno buono, è l'anno buono, dai daiiii!!!!», twitta invece un detrattore giusto un attimo prima della sentenza. ©RIPRODUZIONE RISERVATA