«Una donna forte che sapeva dire la verità»

di Paola Bolis Un bacio, l'ultimo: «Ti amo». Così all'alba Aldo, il compagno di una vita, ha salutato la sua Margherita. Lo racconta Marinella Chirico, giornalista che con «Marga» aveva stretto una bella amicizia nata curando il "Dialogo tra un'atea e un prete", ovvero tra Hack e quel don Pierluigi Di Piazza che ieri tra i primi le ha dato il saluto. C'era anche Tatiana a Cattinara, la signora che viveva col letterato e l'astrofisica («la Tatiana che a me e a Aldo ci aiuta proprio in tutto», diceva lei con affetto). E c'era Gianfranco Sinagra, il direttore della Cardiologia che mesi fa rispettò la volontà della sua paziente che decise di non farsi operare. «Non credo Margherita fosse infastidita dalla malattia - ricorda Sinagra, che da una decina d'anni la seguiva in un rapporto diventato specialissimo - viveva semmai con dispiacere la limitazione che la malattia stessa imponeva a una progettualità e iniziativa che aveva costanti, e a una creatività nel trasferimento delle conoscenze che l'hanno caratterizzata in modo unico. Penso avesse grande fiducia, da scienziata, nella medicina e nelle tecnologie; sapeva riconoscerne esattamente le possibilità concrete avendone al contempo piena consapevolezza dei limiti». «Ero andato da lei mercoledì - ricorda don Mario Vatta, che ieri di primo mattino si è recato all'ospedale - mi aveva chiesto come andava alla Comunità di S. Martino al Campo. Stamane (ieri, ndr), sono stato contento di essere lì. Ho visto un marito addolorato ma sereno. Mi è sembrato bello trovarmi in quella stanza, nel giorno in cui celebravo i miei 50 anni di sacerdozio. Ricordo Margherita come una donna forte». Una donna «che ha potuto vivere una vita bella e libera rendendola piena di significato, senza spazio alcuno per conformismi o eccessi di personalità», aggiunge Sinagra. «Amico di Margherita? Ero uno spettatore: quando si mangiava assieme per me era sempre un guadagno», dice lo scrittore Pino Roveredo. Che ricorda Hack come «la prima persona importante arrivata al Sert, vent'anni fa, a parlare ai ragazzi di stelle e pianeti. Xe l'unica che se capissi, dissero. Era semplice. E forte. Era simbolo di una verità che va sempre detta». Ed espressione di un'umanità che tutti sottolineano («si enfatizza la sua passione per gli animali, forse si dimentica l'inesausta attenzione per gli esseri umani, la pace, la giustizia», riflette don Vatta). «Spesso le ho chiesto consigli», annota il direttore dell'Osservatorio astronomico di Trieste Stefano Borgani. «E lei: se credi sia la cosa giusta vai dritto per la tua strada. Ecco, credo sia il criterio con cui è sempre vissuta. E se l'umanità è il modo in cui una persona si rapporta alla società in cui vive, Margherita era persona umana nel senso più alto». ©RIPRODUZIONE RISERVATA