Il burocratese a briglia sciolta in un'Italia sempre più lontana dalla Pubblica amministrazione

yy Contro la moda terribile di chi dice "piuttosto che" "Piuttosto che" si intitola il libro di Valeria Della Valle e Giuseppe Patota pubblicato da Sperling & Kupfer. a giornali, blog, chat, interviste e conversazioni radiofoniche e televisive gli autori hanno ricavato 300 errori linguistici da non fare mai. "Piuttosto che" è uno di quei virus linguistici che periodicamente infettano la comunicazione; un'espressione che merita, proprio come "un attimino" o "quant'altro", un posto di primo piano fra i cosiddetti tormentoni. E viene usato in maniera scorretta al posto di "oppure". di MICHELE A. CORTELAZZO Il codice di comportamento dei dipendenti pubblici, firmato dal ministro Franco Bassanini ed entrato in vigore nel 2001, stabiliva, tra l'altro, che «nella redazione dei testi scritti e in tutte le altre comunicazioni il dipendente adotta un linguaggio chiaro e comprensibile». Non si può dire che in 12 anni questa norma abbia funzionato molto, però si trattava di un chiaro segnale di cosa si pensasse nei primi anni di questo secolo (e anche nel decennio precedente): la comprensibilità dei testi della pubblica amministrazione è un'esigenza fondamentale per il buon funzionamento della democrazia. Sorretti da questa convinzione, ministri di diverso orientamento politico (Sabino Cassese, Franco Bassanini, Franco Frattini, Mario Baccini), hanno operato perché questa esigenza fondamentale potesse trovare realizzazione. Questo nobile processo era stato iniziato da Sabino Cassese, ministro della Funzione pubblica nel governo tecnico presieduto da Carlo Azeglio Ciampi. Ci è voluto un altro governo tecnico, quello presieduto da Mario Monti, per porre fine all'interesse governativo per la chiarezza della comunicazione ai cittadini. Oggi i dipendenti pubblici non hanno più l'obbligo di essere chiari. Il 19 giugno 2013, infatti, è entrato in vigore il nuovo Codice di comportamento dei dipendenti pubblici. Il nuovo codice ha cancellato la norma presente nella versione precedente e ha eliminato qualsiasi riferimento alla chiarezza e alla comprensibilità delle comunicazioni dei pubblici dipendenti. Si tratta di un vergognoso passo indietro. Il messaggio che si trasmette al dipendente pubblico è questo: finora abbiamo scherzato. Abbiamo fatto credere ai cittadini che ritenessimo nostro compito comunicare in modo chiaro, comprensibile, semplice. Ci sono cascati, credevano che ci provassimo. Adesso basta con i giochini. Continuiamo a comunicare in modo contorto, e non facciamoci troppi sensi di colpa. Tanto, al vertice politico della pubblica amministrazione, del nostro modo di scrivere e comunicare non gli importa niente. La responsabilità politica di questa retromarcia è del presidente del consiglio, Mario Monti, e del ministro, Filippo Patroni Griffi, che hanno firmato il nuovo codice di comportamento. Che invece ci sia un gran bisogno di attenzione alla scrittura dei pubblici dipendenti, ormai in caduta libera, lo dimostrano due esempi (che analizzo in dettaglio nel mio blog http://cortmic.myblog.it/). Uno riguarda il comportamento linguistico della dirigente della Direzione territoriale del lavoro di Cremona, che ha risposto così a un'accorata lettera di un artigiano, che aveva subito una ottusamente rigida ispezione: «In una situazione economica così difficile può accadere che l'azione di vigilanza venga reputata dal datore di lavoro inopinata e inutilmente punitiva. Ma legittime doglianze non possono divenire congetture o, ancor più, critiche inopinate al rigore sanzionatorio delle norme in materia di sicurezza del lavoro. A ciò chi scrive non può far fronte». A parte lo stile, costituito da una forma stretta di burocratese (quello delle doglianze, del risarcitorio e del chi scrive), chi ha usato, due volte, l'aggettivo inopinato, sapeva cosa scriveva? Non credo, perché il testo non ha proprio senso. Probabilmente la dirigente intendeva dire "infondata", ma invece ha usato un aggettivo forse fascinoso per chi ha una lunga carriera nella pubblica amministrazione, ma che significa tutt'altro, "imprevisto, inatteso". Insomma, tra schematicità del burocratese ed errori di italiano, quanti lettori sono in grado di interpretare correttamente quel testo, tutt'altro che chiaro e comprensibile? Ancora peggiore la circolare della Provincia di Milano e dell'Ufficio scolastico per la Lombardia sulla concentrazione in cinque giorni dell'orario scolastico. L'ha scovata e commentata per prima la pubblicitaria Annamaria Testa, nel suo blog www.nuovoeutile.it. Anche qui, errori di italiano e stupidaggini da burocratese si intrecciano. Mi limito a citare due chicche: «Tale problematica investe pesantemente il problema del riscaldamento» (sì, avete capito bene, non è un refuso: le problematiche investono i problemi!). E poi: «Tale decisione consentirebbe una più ottimale organizzazione del lavoro del personale Ata»: il superlativo di un aggettivo che è già in sé superlativo. Il commento migliore è proprio quello dell'irritata Annamaria Testa: «Dai, MIUR-Assessorato, ma che cosa dici? Sta' almeno attento all'italiano, santa polenta, che usarlo decentemente è gratis, e c'entra anche col mestiere che fai». L'attuale ministro Gianpiero D'Alia ha dichiarato a "Uno Mattina": «A volte la Pubblica amministrazione si muove in maniera stupida, chiede cose inutili che sfuggono al buonsenso. Per questo i cittadini la sentono lontana. Dobbiamo eliminare la stupidità che c'è nella Pa, ed è questo il compito delle nostre semplificazioni: alzare la qualità della vita dei cittadini e aiutare le imprese in difficoltà». Come non essere d'accordo? Ma eliminare la stupidità della Pubblica amministrazione non significa solo sveltire le procedure, eliminare operazioni inutili, accentuare l'informatizzazione del sistema; significa anche eliminare una lingua insensatamente lontana dall'italiano comune. Le nefandezze linguistiche dei burocrati corrono il rischio di vanificare tutte le altre operazioni di semplificazione. Che cosa se ne fa il cittadino della semplificazione procedurale, se poi la pubblica amministrazione non è capace di comunicargliela in modo chiaro e comprensibile? Anzi, se non le interessa proprio farlo? Con il governo Letta è possibile che l'amministrazione pubblica ritornare a un atteggiamento linguistico più rispettoso verso i cittadini? È lecito dubitarne. Chi nel Governo Monti era ministro della pubblica amministrazione e ha firmato il nuovo codice di comportamento dei dipendenti pubblici, Filippo Patroni Griffi, nell'attuale governo è sottosegretario alla presidenza del consiglio! ©RIPRODUZIONE RISERVATA