«Contro il bullismo va superata l'omertà»

Che ci siano o meno dei "bulli" dietro alla tragedia della morte dell'anziana travolta dalla guerra di gavettoni, certamente gli episodi di bullismo sono in crescita a Trieste così come in tutt'Italia. Non è un fenomeno nuovo, già De Amicis in "Cuore" ne parlava, era il 1888. Ma nella società attuale il bullismo ha preso sempre più piede, declinandosi in chiave postmoderna con il cyberbullismo, le azioni di bullismo messe in atto tramite l'utilizzo di dispositivi di comunicazione elettronici, dall'sms al video postato sul web. Del tema "Il bullismo: nuovo male sociale, un'altra forma di stalking" si è discusso l'altro pomeriggio nella sede triestina del Credito cooperativo di Staranzano e Villesse, in una conferenza organizzata dall'architetto Marianna Accerboni per i pomeriggi culturali della Fidapa - Sezione Storica di Trieste. Se n'è parlato partendo dalla precisazione di ciò che viene definito "bullismo": «Quello dei ragazzi che fuori da scuola hanno tirato i gavettoni, con le terribili conseguenze che ci sono state, non è un caso di bullismo – spiega la sociologa e analista bio-energetica Cristiana Scoppetta -. Gli atti di bullismo sono ripetuti nel tempo e il fenomeno si sviluppa all'interno di un teatro che è sempre lo stesso: c'è un capo bullo che riesce ad attirare accanto a sé altri bulli, sceglie deliberatamente la o le vittime e agisce su di loro attraverso atti fisici o piscologici, ma lo fa solo se tutte le persone intorno tacitamente lo appoggiano o danno prova di totale indifferenza rispetto a ciò che accade». Il problema quindi, sottolinea Scoppetta, è l'omertà che circonda l'atto del bullo. E proprio per questo è importante che casi del genere vengano segnalati alle autorità competenti. «Nel corso del mio lavoro al Commissariato di Muggia - racconta Gabriella Giurovich, già vicequestore aggiunto della Polizia di Stato –, pur se il territorio conta poco più di 13mila abitanti, ho avuto a che fare con casi di bullismo che sono stati affrontati in modo tempestivo e risolutivo da parte della dirigenza scolastica». Prosegue Giurovich: «È giusto in questi casi intervenire, per dare un segnale chiaro. Il mio vuole essere un invito a segnalare alle forze di polizia o ai carabinieri episodi di questo genere. Nell'ambito della squadra mobile esiste un ufficio minori preposto a ricevere questo tipo di segnalazioni. È vero che in casi del genere non siamo sempre davanti a un evento-reato, ma credo che prima che i comportamenti degenerino sia bene intervenire e segnalare, sarà poi il funzionario preposto a decidere se l'atto riveste un carattere penale o se il caso è da far seguire dai servizi sul territorio». Giulia Basso