Non ebbe fortuna la funivia che collegava Monte Santo

Raccontava l'ingegner Domenico Di Santolo, in Borc San Roc n.12, che l'idea della costruzione della funivia per il Monte Santo nacque nel 1938, in occasione della visita del Duce a Gorizia, per il fatto che allora nelle buone stagione, non meno di 100 mila tra turisti e pellegrini salivano al santuario, in cima al monte. L'impianto venne progettato da Franz Gnadlinger, ingegnere altoatesino, autore di funivie nel Bolzanese, e realizzato dall'Impresa goriziana di Edoardo Mattiroli, che nel 1928 eseguì anche il nuovo santuario, progettato dall'architetto Barich. «La più moderna funivia d'Europa che legherà Salcano a Monte Santo» intitolava il Gazzettino del 10 aprile del 1940, descrivendo l'opera destinata a valorizzare turisticamente «il Monte sacro alla gloria delle nostre genti in armi», mentre Il Piccolo riportava che il 13 agosto dello stesso anno il Ministro delle Comunicazioni Host Venturi inaugurava «la nuova funivia del Monte Santo, superba opera che collega la strada statale dell'Isonzo presso Salcano alla sommità del Monte sacro alla religione e alla Patria. Sul Monte Santo sorge infatti il celebre Santuario meta di folle innumerevoli di pellegrini, mentre l'intera zona circostante ricorda ai reduci e alle nuove generazioni l'eroico olocausto dei soldati d'Italia durante la guerra di redenzione. Tra le balze, i camminamenti, le vecchie trincee si erge il Monumento ai Caduti del Monte Santo e quello al prode Generale Cascino». E modernissimo era infatti l'impianto, in quel momento storico che vedeva in Italia solo 21 funivie e che in regione ne avrebbe vista un'altra appena vent'anni dopo, quella del Lussari. Gestito dalla S.A. Funivie e Alberghi degli Altipiani di Gorizia, con principale azionista la Società di autoservizi Ing. Federico Ribi, concessionaria pure del trasporto pubblico urbano, l'impianto si sviluppava lungo 1900 metri, su due campate intervallate da un pilone in calcestruzzo, a superare un dislivello di 580 metri. Due le vetture, una saliva mentre l'altra scendeva, ciascuna da 24 viaggiatori per sei minuti di percorso alla velocità di 25 km, un record per allora, col biglietto da 7 lire, molte rispetto i 30 centesimi del quotidiano. Ma durò poco. Gli eventi del conflitto, iniziato nel giugno ‘40, comportarono l'interruzione del servizio nel ‘43 e gravi danni alle strutture. Passata alla Jugoslavia dopo la guerra, la funivia venne ricostruita e l'esercizio ripristinato nel ‘68, con gestione Autopromet di Nova Gorica. Il nuovo impianto, realizzato dalla ditta milanese Ceretti & Tanfani, comportò il rifacimento in ferro del pilone mediano e le nuove cabine di colore rosso, per 35 viaggiatori a 32 km/ora, nella cartolina della collezione di Roberto Ballaben edita dalla Prospektbiro di Nova Gorica, con la foto di Angelo Nemec. Ma il clima socio politico di quel momento, poco favorevole al pellegrinaggio religioso, unitamente alla mancata programmazione di qualsiasi incentivazione turistica, condusse ai primi anni '80 alla definitiva dismissione dell'esercizio, rimasto unicamente nella nostalgia di chi ebbe la fortuna di ammirare il panorama dall'alto. Di Santolo, concludeva così nel 2000 il suo articolo: «Una speranza viene dall'Ue, molto sensibile ai problemi locali e frontalieri: è forse possibile che tra i fondi europei ‘Interreg' per la realizzazione di opere infrastrutturali a cavallo dei confini extracomunitari venga ricompreso anche il ripristino delle funivia del Monte Santo».Finita l'epoca dell'Interreg, che sia la volta del Getc transfrontaliero? Diego Kuzmin