«Merkel come Hitler». Bufera su Orban

di Stefano Giantin wBELGRADO Una battaglia tra Davide e Golia, che rischia di incrinare i rapporti tra Budapest e Berlino. Su un lato del ring, Angela Merkel, temuta e ossequiata in ogni angolo del Vecchio continente. Lo sparring partner? Un irriverente Viktor Orban, premier magiaro nel mirino per la presunta svolta autoritaria che avrebbe impresso all'Ungheria. Orban che venerdì scorso, durante il tradizionale discorso radiofonico alla nazione, ha sferrato un colpo basso alla Cancelliera tedesca, colpevole di aver criticato le recenti modifiche costituzionali approvate dalla sua Fidesz, partito di maggioranza assoluta, suscitando aspre reazioni. Tutto nasce a causa di una promessa fatta la settimana scorsa da Merkel durante un forum sull'Europa, a Berlino. «Faremo di tutto per riportare l'Ungheria sulla retta via», aveva detto la Cancelliera, «ma non invieremo la cavalleria» sulla strada di Budapest. Un riferimento, forse un po' troppo militaresco, alle richieste piovute da più parti di optare per la linea dura contro Orban. Riferimenti usati anche dal leader Spd, Peer Steinbrück, al dibattito berlinese con Merkel. Steinbrück che aveva evocato durante la discussione addirittura l'esclusione di Budapest dal "club europeo". Steinbrück, lo stesso che in passato aveva parlato di «mandare la cavalleria», in Svizzera però, in una guerra simbolica contro i paradisi fiscali. Da qui la risposta della Cancelliera. Schermaglie innocue tra politici d'Oltralpe che, arrivate all'orecchio di Orban, lo hanno tuttavia mandato su tutte le furie. «I tedeschi hanno già spedito una volta la cavalleria» verso l'Ungheria, nel 1944, «sotto forma di carri armati», ha sbottato ai microfoni di Kossuth Radio. «La nostra richiesta», ha continuato, è che Berlino «non li mandi un'altra volta. In passato non ha funzionato». Se le parole di Merkel e Steinbrück potevano essere interpretate come una sgradita ingerenza negli affari interni magiari, il paragone di Orban con il regime hitleriano non ha lasciato spazio a dubbi. «Il premier ungherese è andato troppo oltre», ha accusato Der Spiegel, sotto il titolo «Reazioni al paragone nazista: uniti contro Orban». Tutti uniti. Dal ministro degli Esteri, Westerwelle, che ha definito l'infelice paragone «uno sfortunato passo falso, che chiaramente rigettiamo». All'influente compagno di partito di Merkel, Ruprecht Polenz. «Orban danneggia le tradizionalmente buone relazioni» con la Germania con termini che «finora si erano sentiti solo fra i manifestanti in Grecia». E Orban? Budapest ha ieri cercato di abbozzare, puntualizzando che il premier «ha commentato le parole di Steinbrück, non di Merkel». Anzi, la Cancelliera «ha difeso l'Ungheria», ha assicurato il segretario di Stato agli Esteri, Gergely Pröhle. Rimane sospesa una domanda. Perché Orban ha rischiato così grosso, facendo accostamenti che in Germania – il più importante partner commerciale di Budapest, 21 i miliardi di euro investiti finora nel Paese da aziende tedesche -, sono considerati tabù? Quel commento «è stato duro e non diplomatico, ma rientra nella strategia di comunicazione di Fidesz», risponde Aron Varga, analista politico del think tank "Policy Solutions". «Circa due anni fa», continua Varga, Fidesz «ha lanciato la cosiddetta "battaglia della libertà" contro i leader dell'Ue». E l'ultimo «confronto retorico» conferma il trend, con Orban che «giustifica tutti i suoi atti controversi con il fatto che i leader Ue lo criticano non per le sue mosse antidemocratiche, ma perché danneggia gli interessi delle multinazionali». Nondimeno, la chiosa, il messaggio anti-Merkel «è diretto» soprattutto «agli elettori ungheresi», ma «la sorpresa» è comunque forte. Nel 2012 il premier magiaro aveva infatti «dichiarato che Merkel è l'unico leader in Europa che non avrebbe mai voluto far arrabbiare». Una promessa non mantenuta. ©RIPRODUZIONE RISERVATA