Quella storia di famiglie tra Trieste e Gorizia

Dal volume "I cognomi triestini e goriziani - Origini, storia, etimologia dall'Istria al Basso Friuli" pubblichamo un brano dalla prefazione di Michele A. Cortelazzo. di MICHELE A. CORTELAZZO In uno degli ultimi romanzi di Andrea Camilleri, Il sorriso di Angelica, del quale è stata recentemente trasmessa la versione televisiva, il commissario Montalbano ha a che fare con la bella Angelica Cosulich. Nel delineare il personaggio, l'autore ha immaginato che Angelica fosse il frutto di un matrimonio misto tra un triestino e una siciliana. Dal modo di parlare della giovane, come è stato realizzato dalla trasposizione televisiva, non traspare nessun tratto non dico di triestino, ma neppure di italiano settentrionale. Eppure, a chi ha una qualche frequentazione della Venezia Giulia, l'origine triestina era apparsa subito chiara, fin da quando la giovane Angelica si è presentata: il cognome ha indirizzato subito lo spettatore attento verso Trieste. Cosulich, infatti, è un cognome proveniente dalla Dalmazia e dall'Istria (come tutti i cognomi in -ich significa "figlio di …", in questo caso "figlio di Cosulo", o Cosule o Cosul). Pur non essendo uno dei cognomi più diffusi a Trieste (e per questo non è compreso in questo volume), è comunque un cognome che indubitabilmente rinvia a Trieste: è diffuso, infatti, in questa città, e in altre città di mare come Venezia e Genova (evidentemente come cognome di importazione); a Trieste ha lasciato una traccia cospicua, grazie all'attività dei fratelli Callisto e Alberto Cosulich, eredi di una famiglia di piccoli armatori di Lussinpiccolo, che avevano fondato prima una compagnia navale, poi un cantiere navale. Un cognome può essere, dunque, un elemento che localizza una persona, una famiglia, una società; ed è un elemento che può avere, da questo punto di vista, un alto valore connotativo. Se al centro della scena di un romanzo o di una commedia c'è un Esposito, è altamente probabile che la vicenda sia situata a Napoli; se c'è un Brambilla siamo a Milano, se c'è un Parodi siamo a Genova, e poi con un Sanna la storia probabilmente si svilupperà a Cagliari, con un Pautasso a Torino, con un Casadei in Romagna e via dicendo. Se le parole, come sappiamo ormai da decenni, sono, come tutti i segni linguistici, arbitrarie, ancor più arbitrari e opachi sono i cognomi. Dire che il segno linguistico è arbitrario vuol dire che non c'è nessun motivo per il quale il felino domestico si chiami gatto e non datto o gappo, o in un qualsiasi altro modo. Però le estensioni, gli usi traslati, seguono una motivazione e quindi sono in qualche misura trasparenti: se dico che quel tal signore è un gatto, intendo dire che ha un modo di muoversi sornione e furtivo come quello di un gatto. Nulla del genere accade con i cognomi. Se un signore si chiama Rosso, o Rossi, non c'è maggiore probabilità che abbia i capelli rossi, o la pelle paonazza, di quanto ce l'abbia il signor Motta o il signor Orsoni; anche se, in effetti, all'origine il cognome Rosso, o Rossi, o Russo era un soprannome che indicava una persona dai capelli rossi o dalla pelle che vira sul rosso. Ma c'è di più: il signor Rossini o il signor Rossetti non hanno le stesse caratteristiche del signor Rossi, sia pure in miniatura; se c'è una connessione etimologica tra i questi nomi (rinviano tutti a persone rossicce), questa non comporta alcuna somiglianza tra le, tantissime, persone che portano i due cognomi. E ancora, la signora Ficarotta di Palermo, o di Salemi, o di Marsala solo casualmente, ormai, avrà a che fare con una ficara, cioè con una piantagione di fichi (e non necessariamente avrà a che fare con quel qualcosa di pruriginoso che forse vi è venuto in mente, ma che non c'entra nulla con l'origine del cognome); a sua volta il signor Esposito o Degli Esposti difficilmente sarà stato abbandonato dai genitori, magari davanti a una chiesa, salvato e portato in un brefotrofio, come invece certamente accaduto in molti iniziatori delle famiglie Esposito o Degli Esposti. Se, dunque, un cognome non ci dice nulla della persona che lo porta, questo non significa che manchi una curiosità generalizzata sull'origine e la diffusione dei cognomi. Una curiosità che si colloca sui due piani della storia e della geografia: della storia perché fa parte di una generale curiosità linguistica, sia dei diretti interessati, sia degli altri, il desiderio di sapere da dove provengono i cognomi; della geografia, perché informazioni sulla distribuzione areale dei cognomi ci permettono di avere un quadro della tipicità regionale di un cognome, della sua diffusione, più o meno ampia, in Italia, degli spostamenti che nuclei familiari, più o meno ampi, hanno avuto in giro per l'Italia. Lo dimostrano i siti che cercano di dare proprio queste risposte (a cominciare da una sezione del sito di Pagine bianche, l'erede informatizzato dell'elenco telefonico http://www.paginebianche. it/cognomi-italiani.html). Faccio un esempio sul mio stesso cognome, Cortelazzo, la cui etimologia è pacifica. Su una sessantina di Cortelazzo titolari di un abbonamento telefonico che hanno accettato che il loro numero di telefono venga reso pubblico, 40 vivono nel Veneto (più 4 nel vicino Friuli Venezia Giulia), 9 in Lombardia, 6 in Piemonte, 3 in Emilia-Romagna, altri 3 sparsi (e isolati) in Liguria, Lazio e Toscana. Una distribuzione analoga ha la variante "italianizzata" Cortellazzo. Se ne deduce che si tratta di un cognome quasi esclusivamente veneto, con qualche limitato sconfinamento nelle regioni limitrofe e nelle regioni industriali del nord-ovest, probabilmente come effetto dell'emigrazione di lavoratori veneti del secondo dopoguerra. Immagino, quindi, che l'iniziativa del "Piccolo" di ripubblicare la raccolta di cognomi triestini di Marino Bonifacio, benemerito e appassionato cultore soprattutto della realtà linguistica originaria dell'Istria, integrata con i cognomi goriziani, raccolti e studiati da Gianni Cimador, sarà ben accolta dai lettori. I due curatori hanno fatto un magnifico lavoro soprattutto sul primo dei due piani di interesse dei cognomi, quello della storia: hanno recuperato, nei limiti del possibile, le testimonianze d'archivio più antiche (sia pure con una polarizzazione, a volte eccessiva – se mi è concessa una piccola critica – verso l'Istria, comunque ben comprensibile se si pensa alla storia di quest'area nel secondo dopoguerra) e hanno ricostruito l'etimologia, anche qui nel limite del possibile. Ma non hanno tralasciato la considerazione della distribuzione geografica: innanzi tutto, in chiave interna, nel senso che la scelta dei cognomi da analizzare è stata fatta basandosi sui cognomi più diffusi rispettivamente a Trieste e a Gorizia (il che, come vedremo, non significa necessariamente i più tipici); poi, anche in una prospettiva più generale, poiché nelle schede sui singoli cognomi non mancano osservazioni sulla distribuzione areale in tutta Italia. (...) ©RIPRODUZIONE RISERVATA