REBUS RISOLTO SE SI TROVANO LE RISORSE

di LUIGI VICINANZA Gli imprenditori premono infatti per ottenere lo sblocco dei crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione (circa 40 miliardi già liberati nel corso di uno degli ultimi Consigli dei ministri presieduto da Monti), ma innanzitutto auspicano che non si cumulino più ritardi rispetto alle future commesse. I sindacati sono in allarme per l'esaurirsi dei fondi a sostegno della cassa integrazione, destinata altrimenti a trasformarsi in drammatica disoccupazione. Infine il centrodestra punta all'abolizione integrale dell'Imu - la tassa più odiata - e all'eventuale restituzione di quanto già pagato dagli italiani l'anno scorso. Solo per mantenere la promessa elettorale di Berlusconi servirebbero 8 miliardi da compensare con altre forme di tassazione. Un botto. Pur depurando dai toni tipici della perenne italica campagna elettorale le dichiarazioni dei protagonisti di queste ore, è evidente che sui temi economici si gioca la partita più delicata dell'esperimento Letta. Perché se è vero che la priorità è una nuova legge che cancelli la "porcata" di cui l'intero corpo elettorale è vittima (con una conseguente e rigorosa riforma costituzionale dello storico sistema bicamerale), è ancor più vero che un Paese allo stremo non può reggere uno stallo così prolungato in attesa di chissà quale trimestre miracoloso in cui la crisi sarà alle nostre spalle. "Primum vivere". Subito. Le qualità della persona individuata per accollarsi il ministero dell'Economia daranno già oggi forse qualche indicazione sulla prossima strategia. D'altra parte persino nella severa Germania di Angela Merkel la linea del rigore a ogni costo incomincia a sollevare dubbi, almeno nei commenti di giornali popolari come il settimanale Der Spiegel dove si auspica una maggiore spesa affinchè sia tedesca la locomotiva della ripresa europea. Certo, anche a Berlino si respira aria di elezioni: settembre si avvicina, le certezze di qualche tempo fa si allentano... In Italia di austerity si sta morendo. Letteralmente. Tocca all'europeista Letta l'ardita missione di riconciliare il sentimento comune di una nazione nei confronti di una Europa apparsa esageratamente matrigna. Tutt'altro che facile. Ma la via è obbligata. La partitocrazia senza partiti - causa del degrado della politica oltre ogni limite come in queste confuse settimane - ha avvelenato la vita pubblica e ha dissestato il tessuto economico. La rabbia montante in tante manifestazioni di strada - compresa l'esacerbata contestazione allo sventurato Dario Franceschini "colpevole" di cenare al ristorante - è frutto di un malessere sociale diffuso, senza più distinzioni di classi. Nelle riprese tv intuisci la presenza del borghese e dell'operaio, del militante di vecchia data e del neofita della piazza, voglia di partecipazione e persino una quota inquietante di ostilità "tout court" verso la democrazia e le sue forme rappresentative. Con un pericolo subdolo: che la rabbia soverchi la consapevolezza. Travolgendo tutto e tutti. Per questo ritengo che il programma economico sia il vero metro per giudicare questo strano governo. Più che i nomi dei ministri, che pure contano, interessa il come e il quando si faranno le cose. Parafrasando il vecchio Karl Marx, è tempo di riflettere: «Uno spettro si aggira per l'Europa, l'eccessivo rigore». ©RIPRODUZIONE RISERVATA