Viaggio nel labirinto senza fine dei giovani precari

di Pietro Spirito A Trapani ci sono Salvo e Antonio, rimasti disoccupati «in un cantiere pieno di ruggine». E c'è anche Giovanni, che lavora da precario in un call center, dove «si reclutano i giovani, si retribuiscono regolarmente per qualche mese, si intascano i contributi statali, si chiude con un bel fallimento e si ricomincia a altrove con un altro nome e molti soldi in più». E a Scaletta Zanclea, «passata Cariddi e proseguito verso sud lungo la litoranea jonica, meno di venti chilometri dopo Messina e un po' di più prima di Catania», ci sono Rosita e Antonio che hanno fatto le selezioni per andare ad "Amici" di Maria De Filippi ma non sono stati presi e adesso non sanno più quale sogno inseguire. Ancora più su, in Calabria, Pietro ha fatto il soldato nella "Missione Alba", e ora vive tra gli incubi della guerra e un futuro che non sa mettere a fuoco pensando agli effetti dell'uranio impoverito. Ancora più a nord, in Campania, Emilia, 25 anni, gioca nella squadra di calcio femminile di Caiano, dove lei e le sue compagne sfiorano «quei superpoteri che, fra sogno e fantasia, risvegliano il ricordo di Maradona». E a Scampia, nell'enclave della camorra, Giovanni racconta la sua vita di ladro di motorini e ripete: «Basta crederci e trovi un mare di bene a Scampia». È un «viaggio tra i giovani del sud al tempo della crisi» il reportage narrativo "Scampia e Cariddi" (Editori Riuniti, pagg. 252, Euro 16,90) scritto a quattro mani da Francesco De Filippo e Maria Frega. Scrittore e giornalista (all'Ansa di Trieste) il primo, sociologa e giornalista la seconda, gli autori hanno fatto le valigie e con penna e taccuino si sono messi in viaggio dalla Sicilia al Lazio, seguendo anche le tracce dei cervelli in fuga in Inghilterra e in California, per raccogliere dalla voce dei protagonisti cosa vuol dire essere precari oggi. Perché «parlare del precariato significa immergersi nella melma della prepotenza, dell'arroganza, della menzogna, del sopruso. Significa vivere di paure, frustrazione, minacce, inadeguatezza». Frega e De Filippo li definiscono i nuovi «servi della gleba», per i quali vale la regola base del «navigare a vista: nel portolano del disoccupato meridionale le uniche coordinate sono scaramanzia e rassegnazione». Dai cantieri navali di Trapani all'Ilva di Taranto, dai call center sardi al lavoro nero ostaggio della criminalità nell'hinterland napoletano, sono tutte vere le storie raccolte dai due scrittori. Storie che allungano un'ombra scura fino a lambire le regioni del nord, lasciando vedere in filigrana il declino dell'Italia intera. Il libro viene presentato oggi, alle 18, alla libreria Lovat di Viale XX Settenbre dallo scrittore Veit Heinichen, presenti gli autori. ©RIPRODUZIONE RISERVATA