vite »di uomini non illustri - 4

di Pietro Spirito Questa è la storia di Gastone Canziani, che nasce a Trieste il 6 luglio 1904 da Luigi e Carla Baucer. Suo padre commercia in caffè, ha un bar sulle Rive di cui si occupa personalmente. Ha due sorelle maggiori, Cornelia, detta Lella, e Romidla, detta Romy, che saranno per lui come due angeli custodi, pronte a intervenire in aiuto per ogni difficoltà. Sin dalla più tenera infanzia ha un'idea precisa di cosa vuole fare: vivere intensamente una vita piena di emozioni e cose giuste. Il 7 settembre 1919, all'età di 15 anni, legge su un giornale che Gabriele d'Annunzio vuole marciare su Fiume con 2600 ribelli del Regio Esercito per annettere la città all'Italia. Senza dire niente ai genitori indossa il vestito della prima comunione, si appunta sul petto tutte le medaglie di famiglia che trova in casa e scappa a piedi alla volta di Fiume. Durante la fuga passa una notte nel bosco, terrorizzato dal buio e da ogni fruscio. A Fiume viene arruolato nel battaglione volontari della Venezia Giulia, compagia Sacro Fiume, caserma di via Giuseppe Parini. Il 23 settembre manda la prima lettera a casa da Fiume. Scrive: «Oggi è stato un giorno fortunato: il comando c'a fatto una buffa improvvisata: abbiamo ricevuto camicie, sapone, calze, gilè, nastro della medaglia, cinquina...se oggi o domani ricevo un paio di stivali posso calcolarmi poco meno d'un Papa». Il 3 ottobre, in Val Scurigine, siede all'ombra di un albero e scrive ancora ai genitori a Trieste: «Noi siamo venuti qui con la speranza che avremo da menar le mani con quelli svergognati che, papagallescando dei fantocci idioti col incoscienza volendo profanare con la rozzezza dei loro costumi, il sacrificio d'una meravigliosa città, si nascondono alla frontiera col cappello fregiato dal nostro giuramento: Fiume o morte. Ma se quei tali azzarderanno avanzare troveranno di fronte a loro un pugno d'anime ardite sostenute dalla candida fede che mai non vacilla, quelle fede l'alimenta l'anima di mille piccoli grandi eroi caduti ignoti sulle rocciose colline sognando un sogno beato e che non fosse lontano...». Il 18 ottobre viene colto da un attacco di dissenteria. Dà la colpa ai troppi fichi mangiati, ma non nasconde che le terribili condizioni igieniche della città sotto assedio. A Fiume continua gli studi e frequenta la scuola. Il 6 luglio 1920, giorno del suo compleanno, scrive per ringraziare dei pacchi ricevuti da casa, e dei soldi. Firma con un "Alalà". L'11 luglio, dopo aver superato gli esami di scuola lamentandosi perché sono stati troppo generosi nel dargli il sei politico in italiano e francese, riprende il servizio militare ai posti di blocco. «Ricomincia la vita del soldato sbalestrato di qua di là senza una meta e un posto fisso, pieno d'appetito, affamato, stanco delle esercitazioni». Il 30 agosto scrive a casa annunciando che «fra una-due settimane o al più ormai fra un mese, si ritorna a casa...Abbiamo finito il nostro servizio per Fiume e abbiamo sacrificato quello che potevamo, di più non possiamo fare». Il 5 ottobre, a oltre un anno dalla partenza da Trieste per Fiume, manifesta una certa preoccupazione per essere accettato a scuola dopo il suo ritorno. Gli hanno raccontato che durante l'anno di assenza, «il mio buono e caro prof. Mansig che à per me quella naturale antipatia ch'io ho sempre avuto per la sua materia», ogni volta che leggendo il registro di classe arriva al suo nome dice: "assenza ingiustificata, o fa il legionario o fa lo studente". «Mi propongo - scrive ancora a proposito del suo ritorno - di studiare matematica per poter capire quello che poco ò capito e non accettare più in regalo un sei da chi non comprende la bellezza e la grandezza». Finita l'avventura da legionario, torna a Trieste per continuare gli studi. Suo padre, diventato cieco e anziano non può più mantenerlo, e lui va a lavorare al cantiere navale per pagarsi l'università, dove studia medicina e psichiatria. Nel 1924 partecipa alle attività antifsciste dell'Unione goliardica per la libertà. Conosce e diventa amico di Bruno Pincherle, Tullio Pueker, Nino Sinigalia, Gino Sadar, Fabio Cusin. Collabora con il periodico "Giovane Italia", dove firmano anche Ugo La Malfa, Lelio Basso, Umberto Segre. Conosce a diventa amico di Amos Chiabov, ebreo, antifascista, destinato nel 1928 al confino, poi alla guerra partigiana. A casa di Amos incontra sua sorella, Maria, della quale si innamora perdutamente e che diventerà la sua inseparabile moglie. Da lei avrà due figli, che ne perpetueranno la memoria. Si iscrive a Medicina all'Università di Torino, frequenta la Clinica Psichiatrica e quella Neurologica, entrambe dirette da Ernesto Lugaro. Con Lugaro si laurea nel 1929, discutendo una tesi relativa sull'azione dell'adrenalina e della "pilocarpina sul riflesso di ammiccamento, in condizioni normali e patologiche". Nello stesso anno consegue l'abilitazione alla professione di medico-chirurgo. Nel 1930 è assistente all'Ospedale civile di Gorizia, e in luglio si trasferisce all'Ospedale psichiatrico di Milano in Mombello. L'anno dopo vince un concorso e va all'Ospedale psichiatrico di Cuneo in Racconigi, dove collabora con il nascente Centro per lo studio della demenza precoce. Da questo centro vedrà la luce, sempre nel 1931, la rivista "Schizofrenie", della quale Canziani diventa uno dei più fidati redattori. Rifiuta di iscriversi al Partito fascista e non riesce a trovare lavoro. Grazie all'interessamento del suo maestro, amico e consigliere Ernesto Lugaro, uno dei più noti e affermati psichiatri d'Italia, trova lavoro come aiuto incaricato a mezzo stipendio alla Clinica delle Malattie Nervose Mentali di Messina. Dopo la caduta del fascismo il governo militare gli riconosce lo status di perseguitato politico e gli propone una cattedra. Lui rifiuta, dice che non vuole fare carriera per meriti politici. «Mai più il sei politico», aveva giurato quand'era a Fiume con D'Annunzio. Viene bandito un concorso, arriva secondo, e va a Palermo ricoprire la cattedra di psicologia alla Facoltà di lettere e filosofia. Continuerà a insegnare fino al suo collocamento a riposo, nel novembre del 1979. Muore a Palermo il 4 giugno 1986, senza porsi altre domande su dove stanno la bellezza e la grandezza. (4 - Continua. Gli altri racconti sono stati pubblicati il 27 ottobre, il 3 e il 10 novembre) ©RIPRODUZIONE RISERVATA