Studenti e vip tutti in fila per sentire Noam

di Giovanni Tomasin wTRIESTE C'è chi non l'aveva mai sentito nominare prima ed è venuto perché ci andavano tutti. C'è lo studente di Lettere che deve tassativamente vederlo perché l'impone il professore di linguistica. C'è il militante di sinistra che non può perdersi uno dei più celebri esponenti mondiali dell'anarchismo. Tutti, ognuno con le sue ragioni, a pendere dalle labbra di Noam Chomsky. Al di là delle motivazioni contingenti, poi, tra i millequattrocento (senza contare i senza biglietto) che si son messi in fila davanti al Rossetti per assistere alla conferenza del linguista e filosofo americano c'era un bisogno diffuso: quello di sentire un'opinione autorevole, forte, in un momento di crisi in cui le certezze politiche e sociali sembrano liquefarsi nel continuo flusso d'informazione somministrato dai media di massa. «Non l'avevo mai sentito nominare - ammette Ulle Zupin -. Poi mi sono informata e mi è venuta la curiosità di conoscere un protagonista del pensiero contemporaneo. Credo anche che in un periodo così difficile la gente abbia fame di chiavi di lettura». Laura Tarabocchia Gran, invece, è un'ex docente della scuola interpreti e conosce bene l'opera di Chomsky: «Sono meravigliata nel vedere quante persone siano accorse a vederlo. D'altra parte le sue idee sono speciali anche in ambito politico e filosofico». Fabio Feri, docente, milita nel comitato No Debito: «Nell'anniversario della nascita di Occupy Wall Street non potevo mancare all'incontro con uno dei critici più efficaci del sistema economico che crea il debito degli stati». Ma il pubblico di Chomsky è composto anche da tanti, tantissimi giovani. Riccardo è interessato proprio all'aspetto politico dell'incontro: «Si tratta di uno dei pensatori più rilevanti della seconda metà del XX secolo. Vista la sua età non si può perdere l'occasione di sentire cosa pensa dalla sua viva voce. Le sue posizioni politiche sono le stesse da decenni, ma la sua analisi sociale, ad esempio sul ruolo dei media, resta un caposaldo». Marco è uno studente di Lettere: «Ho studiato in lungo e in largo la produzione di Chomsky e anche oggi sono qui perché mi interessa principalmente l'influenza del suo pensiero sulla mia branca di studi». Giustina, antropologa, pensa che «serva l'opinione di qualcuno che sappia leggere questa post-modernità, e prefigurare quali forme ci attendono in futuro». Secondo Lilli, studentessa di Filosofia, non è un caso «che Chomsky, pur essendo un filosofo importante, sia stato portato qui dalla Sissa, per dargli un Phd in neuroscienze, e non dalla Facoltà di filosofia. È un segno del prevalere dei tecnici anche in ambiti un tempo umanistici». ©RIPRODUZIONE RISERVATA