A Lussino nuovi scenari sul clima

di Cristina Serra wTRIESTE Si è appena conclusa la XII conferenza internazionale della Scienza Arte e Cultura, organizzata dall'Ecsac, il (Centro Europeo per la Scienza, Arte e Cultura) guidato da Franco Bradamante, docente dell'ateneo triestino. L'evento, che ha avuto il supporto – tra gli altri - del Centro internazionale di fisica teorica, dell'Università di Trieste e del Consorzio per la fisica, si è tenuto a Lussingrande (Croazia) dal 27 al 30 agosto. Numerosi i relatori provenienti da istituti italiani, tra cui Ogs e Sissa, e transfrontalieri come l'Università di Zagabria e l'Istituto Ruder Boškovic. Il tema di quest'anno, i "Cambiamenti climatici: ecosistemi marini e montani nella regione del Mediterraneo", ha dato il La ad appassionate discussioni. Nella prima sessione, il climatologo Filippo Giorgi ha descritto gli scenari attuali alla luce della grave siccità presente, tratteggiando alcuni dei probabili scenari futuri, fatti di temperature in aumento e precipitazioni episodiche più violente del normale. Dai monti al mare, gli esperti hanno poi discusso i dati che confermano come i cambiamenti odierni non siano solo figli di fluttuazioni naturali. Barbara Stenni (Università di Trieste) ha illustrato i dati climatici che emergono dallo studio delle carote di ghiaccio del Monte Rosa, mentre Cosimo Solidoro (Ogs) ha spiegato gli effetti che potrebbe avere sulla coltura delle vongole l'aumento di temperatura previsto per la fine di questo secolo. Ampio spazio è stato dedicato anche ai cambiamenti che interessano le foreste del Mediterraneo. «Le foreste di quest'area – ha detto Giuseppe Scarascia Mugnozza, Direttore del dipartimento foreste del Consiglio per la ricerca in agricoltura – sono hot spot di biodiversità. Nell'analisi delle loro risposte ai cambiamenti climatici bisognerebbe tener conto anche delle comunità sociali che su di esse insistono. Al nord (Italia, Spagna, Francia, Grecia) si assiste all'espansione non controllata delle foreste, perché le aree montane vengono abbandonate. Al sud (Africa e vicino Oriente), c'è un eccessivo sfruttamento. La siccità ricorrente, tuttavia, ha un forte impatto su tutte».La conferenza di quest'anno, la dodicesima organizzata a Lussino a partire dal 2001, si è rivolta a un pubblico ampio, incoraggiando la partecipazione di studenti, nel ruolo di cittadini del domani cui andranno in eredità le conseguenze delle nostre azioni. La dimensione internazionale dell'evento e lo spirito di condivisione dei risultati sono ben sintetizzati nelle parole di Andrea Vacchi, presidente della Fondazione internazionale Trieste, ente che supporta il convegno: «Vorremmo che la conferenza, che è ormai diventata una consuetudine per gli studiosi triestini, diventasse un reale punto di riferimento per i cluster scientifici, anche regionali». ©RIPRODUZIONE RISERVATA