La ricerca per ora resiste Pesanti incognite sul futuro

Il Cbm è il malato grave di un Sistema Trieste che mostra, tuttora, uno stato di salute mediamente dignitoso. Ma occhio al contagio. Eventualità - fanno capire dalla rete giuliana - che dipenderà anche da quale piega prenderanno le politiche nazionali. «L'aria che si respira qui da noi e più in generale nel mondo della ricerca è quella che si respira nel Paese, mancano certezze, siamo a nostra volta lo specchio della situazione del Paese, nel quale i giovani, il patrimonio di noi tutti, se ne vanno e trovano soddisfazione fuori», rileva Andrea Vacchi, fisico della sezione locale dell'Infn e presidente della Fit, la Fondazione internazionale Trieste per il Progresso e la libertà delle scienze, ideale coordinatore dunque del Sistema Trieste. Un sistema che, per il direttore della Sissa Guido Martinelli, «è sano. Certo qualche ente può avere qualche problema in più, ma non siamo al punto in cui tale sistema rischia di fare crac. Ma purtroppo ciò che si scorge all'orizzonte, per l'alta formazione, non è rassicurante. Parlo della Sissa e delle altre scuole speciali come la Normale e la Sant'Anna di Pisa o il Politecnico di Milano: la spending review, nei suoi criteri di calcolo, non rende merito agli investimenti che tali scuole riescono a operare in attrezzature e attività scientifiche rispetto ai costi per il personale, sia con fondi statali che con crediti internazionali, e fa rientrare tutto indistintamente nello stesso calderone delle spese. Venissero confermati questi criteri, la Sissa rischierebbe un taglio di un milione e 600mila euro su un budget di 15 milioni, più del 10%». La spending review ha più versioni. E più facce. Quella che falciava la grana ai dodici enti vigilati dal Miur, tra cui Area e Ogs, si mostra ora meno burbera. «La legge che è stata approvata - spiega Enzo Moi, direttore di Area - è stata articolata diversamente rispetto alla prima proposta. I tagli ci saranno sì, ma su progetti ancora da avviare, e non più sulla carne viva. Resta però il problema dal 2013 in poi. E qui si profilano altre azioni e nuovi incontri con il ministero». Il prossimo è alle porte: giovedì a Roma, i rappresentanti dei dodici enti discuteranno col ministro Profumo, come annuncia la stessa Maria Cristina Pedicchio, oggi presidente dell'Ogs: «Stiamo preparando un dossier che fotografa quanto spendiamo in fondi statali e quanto in commesse straniere, è importante per non far ricadere tutto negli stessi calcoli». E come sta l'Ogs? «Piuttosto bene, anche grazie alla bravura dei ricercatori, il capitale umano è la cosa più importante, certo abbiamo pagato quel mese di luglio carico di incertezze alla luce dei tagli annunciati e poi rivisti, incertezze che ci hanno fatto perdere delle commesse».(pi.ra.)