Cuscunà e la resistenza delle donne

Non è facile conquistare il successo e la stima con un'opera prima. Figurarsi la seconda. Ma Marta Cuscunà, 30 anni, attrice, ha l'intraprendenza, l'intelligenza, la volontà, per smentire i luoghi comuni. Dopo aver conquistato teatri e festival d'Italia con il suo primo lavoro indipendente, "E' bello vivere liberi" (premio Scenario-Ustica 2009 per il teatro civile), uno spettacolo-monologo dedicato alla staffetta partigiana Ondina Peteani ("il lato luminoso e coinvolgente della Resistenza"), Cuscunà aggiunge ora un capitolo nuovo alla propria ricerca. Sempre di resistenza si tratta, sempre di donne. Cambiano lo scenario, i tempi, le forme del potere. "La semplicità ingannata", opera seconda, debutta questa sera a Opera Estate Festival di Bassano. Il lavoro lega assieme due fili che Cuscunà ha pazientemente tratto dalla matassa di una storia minore: vicende chiuse dalla mura dei conventi, voci zittite dalle regole e dalla schiavitù della clausura. Il primo filo segue i documenti raccolti in un saggio storico di Giovanna Paolin sul fenomeno della monacazione forzata ("Lo spazio del silenzio"). Il secondo riscopre le opere di Arcangela Tarabotti, monaca e scrittrice vissuta nel ‘600 nel chiuso del convento di San'Anna a Venezia. Spiega Cuscunà: "Con uno sguardo diverso da quello che porterà Manzoni a raccontare la storia della Monaca di Monza, suor Arcangela racconta dall'interno delle celle, e continuamente paragona queste creature a uccelli in gabbia, presi nel vischio, accecati. Un versante poetico che ha il corrispettivo nei documenti storici raccolti dalla Paolin. Ho provato a far convergere questi due fili in "La semplicità ingannata", dove racconto la storia "rivoluzionaria" delle Clarisse del convento udinese di Santa Chiara". Fa un po' impressione rievocare la "rivoluzione" di un gruppo di monache di provincia, oggi che rivoluzionario è tutt'al più un nuovo modello di consumo, un cambiamento nella moda o nel cibo. La rivoluzione per cui combatteva Ondina Peteani, staffetta partigiana triestina, e quella delle Clarisse era qualcosa di diverso. Era un'urgenza, un dovere. "Ondina aveva trovato la scintilla delle proprie idee all'interno della classe operaia e nel cantiere, in un gruppo. La mia generazione precaria, che cambia lavoro ogni tre mesi, non ha una rete che la leghi assieme. La forza delle Clarisse era stata quella di aggregarsi, di agire insieme. E' ciò su cui dovremo lavorare noi oggi". Roberto Canziani