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Cercando sotto terra le tracce dei ciclopici sogni nazisti

di Flavia Foradini wBERLINO Fra le città europee che conservano in modo paradigmatico stratificazioni di eventi drammatici del Ventesimo secolo, Berlino occupa un posto di assoluto rilievo. Sulle ceneri dell’esperimento fallito di instaurare dopo la prima guerra mondiale una democrazia liberale e popolare al tempo stesso, che guardava alla rivoluzione russa del 1917 - la Repubblica di Weimar -, l’ascesa del nazismo produsse col Terzo Reich una capitale che voleva dominare il mondo anche dal punto di vista urbanistico e architettonico, ma finì largamente distrutta dai bombardamenti alleati. E nel secondo dopoguerra Berlino fu uno dei principali teatri europei della Guerra Fredda: una città ferita dalla divisione in quattro zone, fino al 1989 un’isola sotto tiro, dentro la DDR. Oggi nuovamente grande metropoli e capitale di una Germania dalla consapevolezza robusta, di questi eventi Berlino conserva tracce persistenti, ma che vanno cercate, perché la volontà di cancellarle e guardare avanti le ha occultate o emarginate. Nel caso delle rovine di megalomani edifici del periodo nazista, è perlopiù nelle viscere della città che bisogna introdursi, con elmetto in testa, scarpe dalla presa sicura e giacca pesante. Perché fin dagli ultimi giorni di battaglia della seconda guerra mondiale, gli alleati procedettero ad una sistematica demolizione delle icone hitleriane: nulla nella popolazione doveva più ricordare o consentire identificazione con quei simboli. L’immensa Reichskanzlei di Albert Speer, costruita a ritmi serrati da 4000 operai a pochi passi dalla Porta di Brandeburgo e sede del celeberrimo bunker degli ultimi giorni di Hitler, venne rasa al suolo dai sovietici, ma i sotterranei sono ancora sotto un condominio e un parcheggio accanto all’odierno Memoriale all’Olocausto. Però il vasto complesso è chiuso al pubblico e solo un cartello all’angolo tra la Wilhelmstraße e la Voßstraße ne ricostruisce la pianta. Aperto e visitabile è, invece, ciò che resta della gigantesca torre della contraerea nazista dentro al parco di Humboldthain, costruita a tappe forzate nel 1942. La demolizione nel 1948 non riuscì infatti a completare l’annientamento delle incredibili strutture di cemento armato: quasi un milione e mezzo di metri cubi di macerie prodotte, vennero ammassate attorno al sito dell’edificio e nacque una collina dalla cui sommità fuoriuscivano tuttavia due torrette, ancor oggi visibili tra la fitta vegetazione. Da una di quelle propaggini partono delle visite guidate: «Dopo la caduta del muro di Berlino l’intensa attività edilizia in città ha distrutto rilevanti impianti bellici sotterranei e quindi alla fine degli anni ‘90 abbiamo deciso di fondare un’associazione che salvasse e rendesse accessibile la torre di Humboldthain», spiega Dietmar Arnold di Berliner Unterwelten, che ha realizzato tutte le opere di messa in sicurezza dei percorsi, chiarendo l’intento non nostalgico bensì di monito storico che anima l’iniziativa. Dai 3000 visitatori del primo anno, il 2011 ha fatto registrare 247mila persone, di cui il 70 per cento tedeschi, cosicchè l’associazione, tuttora sprovvista di qualsiasi finanziamento pubblico, è cresciuta a 50 addetti fissi e 70 stagionali. La torre di Humboldthain faceva parte di un programma di difesa antiaerea voluto da Hitler per le città di Berlino, Amburgo e Vienna, dopo i primi bombardamenti alleati su Berlino nell’agosto del 1940. Oltre ad ospitare artiglieria pesante e leggera, le immense torri alte fino a 50 metri, erano al tempo stesso anche rifugi per la popolazione civile durante i bombardamenti, nonché ospedali e fabbriche belliche. La discesa dentro ai resti all’edificio, su tracciati accidentati e fiocamente illuminati, rivela gelidi paesaggi da terremoto, spessi grovigli di armature che fuoriscono dalle pareti collassate, spesse 2,5 metri, e scritte al fosforo che ancora irradiano ordini di mantenere la calma o di dirigersi verso questa o quella scala. Anche la vicina stazione della metropolitana di Gesundbrunnen si apre a sotterranei inaspettati, che Berliner Unterwelten ha restaurato e adibito a museo, con un percorso di visita che grazie agli oggetti rinvenuti, rievoca non solo le atmosfere di paura per la popolazione civile durante gli attacchi alleati, ma anche le strategie di sopravvivenza dopo la guerra, quando questi sotterranei venivano usati come abitazione da chi una casa non l’aveva più. Altri bunker, dei 1300 di cui era dotata Berlino durante la guerra, sono tuttora disseminati in città. Uno di essi, di piccole dimensioni e forse per questo dimenticato dagli alleati, ha resistito integro fino ai nostri giorni sulla Reinhardtstrasse ed è stato acquistato da un privato, che l’ha trasformato in galleria d’arte, aperta la pubblico. Visitabile è anche il museo nella villa sul lago Wannsee, alla periferia ovest di Berlino, dove il 20 gennaio 1042 venne pianificato il genocidio degli ebrei. (1 - Segue) ©RIPRODUZIONE RISERVATA