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«Imprese italiane a rischio insolvenza»

di Andrea Di Stefano wMILANO Rischio insolvenza per le imprese italiane. L'allarme è della Bce che ieri nel suo bollettino di analisi dell'area euro ribadisce che la moneta unica «è irreversibile» e «i premi per il rischio connessi ai timori sulla reversibilità dell'euro (cioè gli spread) sono inaccettabili e vanno affrontati in modo sostanziale». La situazione economica sta peggiorando a vista d'occhio e al complessivo aumento dell'incertezza «ha fatto riscontro un netto deterioramento della valutazione del rischio di credito delle imprese da parte degli operatori» del settore bancario «misurato ad esempio dai tassi attesi di insolvenza, che sono cresciuti sostanzialmente nel periodo». L'analisi, molto cruda, degli economisti della Bce lancia uno specifico allarme sull'Italia: «Tra i Paesi più grandi dell'area dell'euro, l'incremento delle attese di insolvenze è stato particolarmente pronunciato per le imprese italiane e piuttosto moderato per quelle olandesi e tedesche». L'economia dell'area dell'euro «resta debole, in un contesto di persistenti tensioni nei mercati finanziari e maggiore incertezza che gravano sul clima di fiducia». «Bisogna affrontare la questione dei pagamenti della pubblica amministrazione verso le imprese che quota una cifra di 100 miliardi di euro», dice Vincenzo Boccia, vice presidente di Confindustria, commentando i dati Bce. L'ulteriore intensificarsi delle tensioni sui mercati finanziari «potrebbe accentuare i rischi al ribasso sia per la crescita, che per l'inflazione». Nell'area dell'euro si dovrebbe registrare «una ripresa solo molto graduale», il cui vigore dovrebbe però essere ulteriormente smorzato da una serie di fattori quali il rallentamento in atto a livello mondiale, le tensioni in alcuni mercati del debito sovrano dell'area e del loro impatto sulle condizioni di finanziamento, nonchè il processo di aggiustamento dei bilanci nei settori finanziario e non finanziario e l'elevata disoccupazione. La Bce vede la disoccupazione all'11,2% per il 2012, all'11,4% per il 2013 e al 10,8% per il 2014. Anche per questo i governi dell'Eurozona «devono essere pronti ad attivare i fondi salva stato (Efsf/Ems) nel mercato obbligazionario in caso di circostanze eccezionali nei mercati finanziari e di rischi per la stabilità finanziaria, nel rispetto di condizioni rigorose ed efficaci in conformità con le linee guida stabilite». L'Eurotower ribadisce che l'osservanza degli impegni assunti dai governi e l'assolvimento del ruolo dei fondi salva-Stati rappresentano condizioni necessarie. La Bce, dal canto suo, «nell'ambito del proprio mandato di mantenere la stabilità dei prezzi nel medio termine e nel rispetto della propria indipendenza nel determinare la politica monetaria, può condurre operazioni di mercato aperto definitive di entità adeguata a conseguire il proprio obiettivo» e prenderà in considerazione eventuali altre misure non convenzionali se necessario per ripristinare il meccanismo di trasmissione della politica monetaria. Nelle prossime settimane l'Eurosistema «definirà le modalità adeguate per queste misure». La Bce nota come siano state «soprattutto le banche in Italia, Spagna e Francia a trainare la domanda di rifinanziamento della Bce» nel 2011, con le italiane che hanno superato i 200 miliardi a fine anno. E ieri, in un sondaggio, gli operatori hanno reclamato una nuova operazione di finanziamento all'1% come quelle effettuate a inizio anno. ©RIPRODUZIONE RISERVATA