Pochi marchi e brevetti Cala il tasso di ingegno Fvg

La boa a sacca stagna gonfiabile pensata per semplificare la vita ai sub. L'espositore circolare, con apposite celle dove inserire le tinture, che rappresenta la mappa dei colori usate dai parrucchieri per cambiare il look delle proprie clienti. La propulsione per imbarcazioni a vela con turbina eolica ad asse verticale. Sono questi gli unici tre brevetti depositati nel 2011 alla Camera di commercio di Trieste. Tre idee sviluppate direttamente da due privati e da una piccola azienda, desiderosi di mettere sul mercato soluzioni in grado di soddisfare specifiche necessità. Per sapere però nel dettaglio come funzioneranno le ultime invenzioni "made in Trieste", così come quelle sfornate dalle altre province del Friuli Venezia Giulia, bisognerà però pazientare un po': dal momento del deposito, infatti, i brevetti devono necessariamente restare top secret per i 18 mesi successivi. di Maddalena Rebecca wTRIESTE Ospita centri di ricerca e istituti di alta formazione all'avanguardia. Attira "cervelli" da ogni parte del pianeta. Dispone di un tessuto produttivo di tutto rispetto, anche se non paragonabile a quello di regioni ben più "aggressive" come il vicino Veneto. Eppure non brilla certo per capacità inventiva. Anzi, quanto a concentrazione di "Archimede", sta messo proprio male. Tanto da venir guardato dall'alto basso da altri territori del Triveneto. È una fotografia del Friuli Venezia Giulia decisamente impietosa quella scattata dal Cesdoc di Venezia, il Centro studi dei dottori commercialisti ed esperti contabili, che misura il "tasso di ingegno" delle province del Nord Est sulla base del numero di marchi e brevetti depositati nel 2011. Scorrendo le tabelle, si scopre infatti che negli ultimi dodici mesi la creatività della nostra regione è calata del 4,70% e che il monte complessivo di brevetti e marchi è passato da 1.147 a 1.379. Un trend negativo su cui pesa molto la pessima "performance" di Trieste, maglia nera di tutto il Triveneto, che ha visto depositare solo 3 brevetti contro i 7 dell'anno precedente, e 97 tra marchi, disegni e modelli. Dati piccoli piccoli, come pure quelli di Gorizia (appena 8 brevetti), compensati almeno in parte dall'effetto traino di Pordenone (68 brevetti e 312 marchi), e soprattutto Udine (217 brevetti e 558 marchi), città comunque in calo del 5%. Dati in ogni caso sideralmente lontani per esempio da quelli di Padova, città che con i suoi 2.148 depositi totali (un quarto di quelli complessivamente censiti nel Triveneto) e una crescita del 10,72%, si conferma la provincia leader dell'ingegno. Tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, insomma, non sembra esserci partita secondo lo studio del Cesdoc. Che però, si affrettano a precisare gli addetti ai lavori "nostrani", analizza il numero di invenzioni depositate in un certo territorio, non quelle "partorite" nel territorio stesso. Un particolare che fa la differenza. «E la fa perchè non esiste alcun obbligo di registrare il brevetto nella Camera di commercio di residenza dell'inventore - chiarisce Cristiano Piani, responsabile dell'Industrial Liaison Office dell'Università di Trieste, realtà a cui, assieme alla Sissa, si deve il maggior numero di invenzioni del capoluogo regionale -. I nostri brevetti, ad esempio, vengono registrati per lo più a Padova e Milano, realtà in cui esistono i maggiori studi di avvocati esperti in proprietà intellettuale». Una chiave di lettura che aiuta quindi a interpretare meglio i dati del Cesdoc: la testa della classifica, cioè, la città del Santo l'ha ottenuta in parte per la vivacità del mondo accademico e del tessuto industriale capaci di esprimere tanti Archimede", in parte per la presenza di grandi studi legali specializzati in brevetti depositati da altri inventori. «Non a caso dei 38 brevetti dell'ateneo di Trieste riferiti per lo più ai campi dell'Ingegneria e Scienze della vita (solo per citarne alcuni i biomarcatori per la diagnosi della sclerosi multipla e i filtri di separazione per dispositivi di ventilazione ndr) - conclude Piani -, 22 risultano attribuiti a Padova, 3 a Torino,8 a Milano e 5 a Udine (dove esiste da poco la sede distaccata di un importante studio lombardo). Senza contare poi quelli brevettati direttamente all'estero». Una dinamica simile a quella dell'Università di Udine che, fa sapere l'ufficio brevetti, vanta un portafoglio di una sessantina di invenzioni: dal kiwi a pasta gialla all'isolatore sismico. ©RIPRODUZIONE RISERVATA