ROMA Dopo il declassamento del sistema Italia, il mondo politico del Belpaese per una volta fa fronte comune e passa all’attacco dell’agenzia Usa, accusata di speculare sui titoli italiani. La bocciatura di Moody’s viene interpretata come un’aggressione interessata nei confronti della democrazia e della sovranità nazionale. Così da destra come da sinistra arrivano richieste di intervento alla magistratura, ma anche a Consob ed Esma (l’ente europeo di vigilanza sulla finanza) per l’apertura di indagini sull’operato di Moody’s. È un crescendo che porta anche a rilanciare (per l’ennesima volta) la proposta di dar vita a un’agenzia di rating europea e quella di istituire una commissione d’inchiesta parlamentare. Moody’s , sottolinea Pier Ferdinando Casini ,«sta azzerando se stessa e la credibilità delle agenzie di rating». Insomma, la società ’made in Usà in una notte passa dal banco del giudice a quello dell’imputato. Anche Beppe Grillo, per una volta, si unisce al coro della maggioranza ed ironizza sulla attendibilità dell’ agenzia. Solo Idv e Lega vanno controcorrente, addossando le responsabilità del declassamento a Monti e alle politiche di austerità del governo. Francesco Boccia, del Pd, è il primo a rompere il muro del silenzio, con parole forti: Moody’s - dice - è «un’agenzia di rating con (tutt’ora) un evidente conflitto di interessi tra la funzione di valutatore indipendente e la natura dei suoi azionisti». Rocco Girlanda, Pdl, parla di «ingerenza politica di un ente privato nei confronti di uno Stato». Anche i sindacati sono sul piede di guerra. La Cgil giudica il declassamento «al tempo stesso tragico e ridicolo». Luigi Angeletti della Uil auspica «un’agenzia di rating, sul serio, indipendente e libera da conflitti di interesse». Per lui, evidentemente, Moody’s non lo è. Per Raffaele Bonanni della Cisl, invece, il downgrade è indice della necessità di «maggiore concertazione» tra parti sociali e governo. La Lega Nord attacca il governo. Secondo Calderoli, Monti dovrebbe fare «come Schettino: abbandonare la nave». Nell’Idv, Antonio Di Pietro parla di «giudizio da prendere con le pinze anche se la situazione non può essere negata», mentre per Maurizio Zipponi è segno del «il fallimento di Monti». Per la verità, qualche critica a Monti arriva anche da qualche esponente di Pdl come Maurizio Gasparri: «Non esistono governi con la bacchetta magica, anche se questi sono tecnici». L’altro capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto è invece protagonista di uno scontro con un giornalista di Radio Radicale. Alla domanda se il declassamento sia «colpa dell’annuncio della candidatura di Berlusconi», Cicchitto replica a brutto muso: «È una domanda sciocca». E lascia indispettito la sala stampa.