«Riusare il possibile e integrarlo al meglio»

I masegni "dimenticati"? «Quello della disattenzione è un fenomeno in passato riscontrato in tutta Europa». Ma oggi? «Non ho dubbi sull'alta qualità del Comune negli interventi di ripavimentazione condotti da giunta e uffici tecnici. Quello dei 450 metri quadrati "buoni" è già un dato positivo da cui partire. Il consiglio? All'avvio del cantiere effettuare alcune prove per scegliere poi il modello migliore di lavoro per il restauro e per le integrazioni». Giangiacomo Martines, direttore regionale dei Beni culturali, interviene dopo l'allarme lanciato dal Cosapu sul ripristino dei masegni. E innanzitutto, dice, «diamo atto al Comune dell'impegno preso nella trasparenza, e prendiamo atto delle rassicurazioni giunte». Ma perché non puntare a un recupero quanto più rispettoso del passato? «Piazza della Borsa è un punto di riferimento positivo, è stato fatto un lavoro oggi apprezzato anche dagli specialisti. Anche sotto le bandiere di questa giunta comunale sarà raggiunto un buon risultato: quello di Ponterosso è un tema forse ancora più difficile ma per il quale oggi si gode di esperienza acquisita». E allora, «il masegno per sua natura va confrontato con l'intonaco: è un materiale degradabile e in parte riutilizzabile, ma sostanzialmente rinnovabile. La sostituzione è pienamente legittima anche secondo le più severe teorie del restauro: il tema è come». Per questo, ribadisce Martines, «occorre eseguire delle buone prove, su tasselli di cantiere, che riguardino sia l'asporto delle pietre che l'eventuale riuso e l'integrazione con materiale il più possibile analogo a quello originale». Ma il Cosapu che chiede di sospendere il nulla osta rilasciato dalla Soprintendenza per il progetto su Ponterosso? «L'amore per quello che è un elemento dell'identità di Trieste è ammirevole, ma atteniamoci al progetto approvato dall'organo preposto», risponde Martines, «e iniziamo con i migliori sistemi disponibili. Nel medioevo una delle tecniche usate era quella di rivoltare le lastre romane, oppure di "pettinarle" per rettificarne la superficie consumata. Ecco, si può riutilizzare oggi tutto il possibile e poi trovare del materiale compatibile con quello antico. Diamo fede ai progettisti dell'amministrazione». Infine la questione degli alberi previsti nella piazza del Ponterosso, e rigettati dal Cosapu come antistorici. Ma «il rigoroso rispetto della storia - conclude Martines - non esclude mai possibili evoluzioni nella direzione dell'estetica e anche di un buon servizio ai cittadini, come può essere quello di far godere dell'ombra di essenze arboree. Effimere per definizione». (p.b.)