Ater, record assoluto di domande Quasi 6mila richieste di alloggio

di Fabio Dorigo Quasi seimila domande di alloggi popolari. Un record assoluto. L'Ater chiude il bando più lungo della sua storia con il 20% di incremento rispetto al precedente del 2006. Ed è un dato già epurato dalle domande che verranno scartate perché prive dei requisiti richiesti. Un autentico boom. La fotografia di una tensione abitativa che mai a Trieste ha raggiunto questi livelli. Venerdì scorso, il 29 giugno, si è chiuso il termine per la presentazione delle domande per l'assegnazione degli alloggia di edilizi sovvenzionata in tutti i Comuni della provincia. «Sono oltre 5.700 le domande già pervenute agli uffici dell'Ater - spiega il vicepresidente Tullio Pantaleo - se ne aggiungeranno a giorni un paio di centinaia trasmesse via posta ordinaria». Alla fine insomma saranno quasi seimila. «Con un incremento di circa il 20% rispetto alla precedente tornata del 2006» certifica il vicepresidente. Quasi duemila richieste sono piovute negli ultimi quattro mesi, dopo la riapertura dei termini avvenuta a metà febbraio. Il bando era stato emesso a fine 2010, ma l'istruttoria fu subito congelata. Erano quattromila le richieste valide in attesa quando la Corte costituzionale bloccò la legge regionale sul welfare, voluta dalla Lega Nord, che imponeva sbarramenti discriminatori nei confronti degli stranieri. Una legge regionale sbagliata (e anticostituzionale) che ha fatto perdere due anni ai bandi Ater al solo scopo di "calmierare" gli extracomunitari. Il vicepresidente Pantaleo, leghista di lungo corso di Muggia oltre che agente immobiliare, glissa sulla gaffe legislativa del Carroccio. Ne fa solo cenno. «I dati odierni - spiega il vicepresidente - non sono immediatamente comparabili in quanto, per gli attuali bandi, gli aspiranti assegnatari hanno avuto a disposizione tempi più lunghi per presentare domanda, grazie all'intervenuta riapertura dei termini in conseguenza alle modifiche della legislazione regionale per i requisiti di cittadinanza e residenza». Merito della Lega, insomma, se in molti sono riusciti a presentare la richiesta. Non era questa l'intenzione, ma poco importa. Il dato odierno resta enorme. «Questo andamento - spiega Pantaleo - fornisce una concreta testimonianza dell'accresciuta difficoltà, se non tensione abitativa che caratterizza il territorio triestino e in particolare la città di Trieste». Il bando del 2006 aveva ottenuto 4389 domande, gli alloggi a concorso erano 485 alloggi. Il bando 2010 ottiene circa seimila domande (5.400 se depurate da quelle prive di requisiti, solitamente un 10%) con 309 alloggi a concorso. Una bella differenza. L'Ater oggi ha in vigore 10.800 contratti di locazioni a fronte della proprietà di 12.500 alloggi. Il canone medio di affitto al mese è di 143 euro: da un minimo di 18 euro per i senza reddito a un massimo di 750 euro. Un dato mostruoso se il tutto viene letto con la lente dell'Imu: un imponibile medio di 84mila euro ad alloggio per il totale di un miliardo e 50 milioni. Questo il valore attuale dell'Ater di Trieste. Ma come si potrà far fronte a questa enorme fame di case? Ovviamente servono maggiori risorse. E non resterà che bussare alla Regione. «Noi abbiamo sempre chiesto che i finanziamenti siano commisurati alle reali esigenze delle varie province» spiega Giorgio Ceria, il direttore dell'Ater. E non, invece, alle dimensioni territoriali. Altrimenti Udine finisce sempre per fare la parte del leone. «Se vogliamo fare del welfare, ed è questo ciò che dovrebbe fare l'Ater - continua Ceria - è ovvio che il fabbisogno è quello espresso dalle domande». L'enorme numero delle richieste è collegato alla crisi ma soprattutto a un mercato sempre più difficile degli affitti. «Trovare case in locazione a Trieste - spiega il direttore - non è facile». E quindi cosa fare? «Vanno cambiate le politiche regionali delle case. Vanno messe più risorse sull'edilizia sovvenzionata. Gli Ater, con gli affitti calmierati, riescono a finanziare pochi programmi edilizi. Non si fanno le nozze coi fichi secchi» dice Ceria. E tanto meno si costruiscono case popolari. ©RIPRODUZIONE RISERVATA