MILANO Giornata “sospesa”, quella di ieri, per le principali borse europee, che da un lato si coccolavano l’idea dell’intervento del fondo Efsf per l’acquisto dei titoli di Stato sul mercato secondario e dall’altro aspettavano qualche buona notizia dalla Fed. Un’attesa che ha ridotto gli scambi al minimo, ma che non ha impedito una generalizzata chiusura positiva con i picchi di Milano (+2,13%) e Madrid (+1,53%). L’atmosfera è stata abbastanza distesa, dunque, e così ne hanno beneficiato anche gli spread, tutti in sostanziale ribasso. Tutto è successo prima dell’intervento del presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, che ha invece gelato le aspettative avvertendo che la crisi europea sta frenando la crescita americana e dunque le stime di crescita vanno riviste al ribasso per il 2012 in una forbice (fra 1,9 e 2,4%), ma anche per il 2013 e 2014. Mentre ha alzato le stime della disoccupazione fra l’8 e l’8,2% (rispetto al 7,8-8%). Previsioni che hanno provocato un’immediata flessione a Wall Street che però si è poi ripresa, forse anche in considerazione della promessa di Bernanke: «Siamo pronti a intervenire». Prima di questo, le Borse europee avevano terminato gli scambi in territorio positivo. Londra ha guadagnato lo 0,64% (beneficiando dell’offerta di Ryanair per Aer Lingus e della corsa di H&M su conti brillanti), Francoforte lo 0,45% e Parigi lo 0,28%. Molto più toniche, invece, Milano e Madrid. Piazza Affari ha ottenuto la maglia rosa in Europa, grazie soprattutto al raffreddamento dello spread tra Btp e Bund, che ieri ha chiuso a 412,9 punti sfiorando più volte la soglia psicologica dei 400 punti (con il rendimento al 5,74%), ma anche all’ipotesi di utilizzo del fondo salvastati Efsf per acquisire titoli di Stato dei Paesi deboli dell’area euro: un andamento che ha dato respiro in particolare alle banche, da Mediobanca (+6,27%) a Mps (+5,89%). Aria di ripresa anche a Madrid, dove il mercato evidentemente non teme l’asta in programma oggi, quando verranno messi sul mercato titoli a due, tre e cinque anni per un valore tra uno e due miliardi di euro: il differenziale tra Bund e Bonos ha “rischiato” di finire sotto i 500 punti, per chiudere poi a 504,8, con il rendimento del titolo spagnolo lontano dal temibile 7% (a 6,65%). Mentre il ministro del Bilancio, Cristobal Montoro, ha sentito il bisogno di assicurare che la Spagna, in quanto Paese, «non ha bisogno di salvataggio».