20 giugno 2012 —
pagina 02
sezione:
Attualità
di Andrea Di Stefano wMILANO «Il vento è alle spalle perché il problema erano le elezioni della Grecia. La speculazione spingeva su quello, ora si è invece arrivati al giro di boa». Filippo Maria Montesi, consigliere di Ifigest e da sempre operatore sui mercati finanziari è quasi ottimista. Quanto pesa la speculazione sui mercati? «Purtroppo ancora molto. Se voglio comprare 10mila Generali devo mettere sul tavolo 10mila euro mentre se voglio vendere allo scoperto 10mila Generali devo mettere sul tavolo solo 1250 euro. Questo non è più possibile: ci stiamo fregando con le nostre mani perché abbiamo adottato i sistemi statunitensi in un contesto, come quello europeo, dove questi sistemi sono ingestibili. E poi c'è il capitolo dei derivati. Per esempio Bnp ha sicuramente posizione corte (cioè allo scoperto) e ha tentato di spaventare il mercato con un report riservato che ipotizza che Generali abbia bisogno di un aumento di capitale da 4 miliardi ma in realtà è probabile che abbia scommesso contro il titolo e quindi sia preoccupata che il valore dell'azione risalga oltre 10 euro». Ma contro questi meccanismi potrebbe funzionare la tassa sulla transazione finanziarie? «Credo di no. Avremmo bisogno di regole come quelle ipotizzate in America con un tetto alla leva: se ho un miliardo di euro di capitale posso investire al massimo sino a 3 miliardi mentre oggi sul mercato abbiamo chi opera sino a 30 volte». Proprio ieri è uscita una ricerca di Mediobanca che mette sul banco degli accusati le banche tedesche e francesi. «Per avere un'idea dell'importanza della massa dei derivati in rapporto all'economia reale, lo studio sottolinea come il totale dei derivati degli istituti elvetici è pari al 254,1% del Pil della Svizzera mentre quello delle banche inglesi è pari al 106,2% del Pil britannico. Seguono le banche francesi (al 55,3% del Pil), quelle tedesche (al 38,4%), quelle olandesi (22,4%), quelle spagnole (15,3%) e infine le italiane al 10,7%». Eppure ieri è bastato un intervento della Bce per stoppare la corsa degli spread? «Esatto. Infatti tutti speriamo in Mario Draghi. E' bastato l'intervento abbastanza contenuto di Francoforte per spianare gli spread di 30 punti e tutti gli speculatori si sono rarefatti. Se la Bce compra altri 100 miliardi di euro tra Bonos e BTp la vicenda può dirsi conclusa». Però è innegabile che in questo momento il mercato dei BTp e dei Bot sia diventato molto speculativo… «Io direi che è molto volatile. Per esempio nelle ultime settimane c'è grande interesse per un BTp con scadenza 2037 e un tasso al 4% che si compra a 75 centesimi su base 100. Significa che posso mettermi in tasca un titolo pubblico italiano che mi renderà il 5% netto per i prossimi venticinque anni anche grazie alla tassazione del 12,5%». ©RIPRODUZIONE RISERVATA