«Abbiamo deciso di ripensare l’organizzazione del gruppo. Faremo un annuncio a breve». Lo ha annunciato ieri l’amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni. Ghizzoni ha spiegato che l’obiettivo è quello di dare «snellezza ai processi interni» e «più autonomia alle realtà territoriali, con più efficienza sul territorio». Intanto Banca Unicredit nei prossimi tre anni metterà a disposizione delle imprese del Friuli Venezia Giulia 1,2 miliardi di euro con l’obiettivo di sostenerle nel rafforzamento strutturale e nell’internazionalizzazione. Lo ha annunciato a Udine Claudio Aldo Rigo, responsabile di Territorio Nord Est di Unicredit. «Forti dell’aumento di capitale per 7,5 miliardi - ha spiegato - abbiamo lanciato un progetto di azioni concrete per fare fronte alla difficile fase congiunturale. Visto l’elevato peso dell’export per l’economia del Friuli Venezia Giulia, con un andamento non confortante nel primo trimestre, sono certo che diventi strategico il supporto di Unicredit». Sono 4.500, di cui il 20% in Friuli Venezia Giulia, le imprese che lavorano con Unicredit nel Nord Est, dove la banca mette a disposizione oltre 47 specialisti in 15 centri-estero collegati con 22 desk internazionali. di Massimo Greco wTRIESTE «Mi chiedo dove va a finire Fincantieri», s’interrogava venerdì scorso il leader del Pd, Pier Luigi Bersani, parlando a un’assemblea del suo partito a Napoli. Poche ore prima aveva anticipato la risposta al quesito il viceministro dell’Economia, Vittorio Grilli, spiegando perchè e come il Tesoro cederà Simest, Sace, Fintecna alla Cassa depositi e prestiti: «Il ricavato di circa 10 miliardi verrà destinato alla riduzione del debito e al pagamento dei debiti contratti dallo Stato con le imprese, senza che lo stesso Stato venga meno a un impegno sociale particolarmente delicato come quello verso Fincantieri». Quindi, fattispecie già esaminata dal vertice del gruppo navalmeccanico pubblico, Fincantieri segue la sorte della controllante Fintecna e confluisce anch’essa all’interno del grande recinto targato Cdp. Cassa depositi e prestiti sempre più superholding di Stato. O, come qualcuno osserva, il ritorno all’Iri. Negli ultimi mesi ha ricevuto le quote pubbliche detenute nella Snam (il 25,1% scorporato dall’Eni) e in Terna (29,9%), assumendo così un ruolo importante nella gestione delle infrastrutture energetiche. Ruolo sottolineato dall’ingresso di Cdp in Metroweb (telecomunicazioni), dove, attraverso la controllata “Fondo strategico italiano”, investirà fino a 500 milioni a fianco di F2i. E, sempre mediante il Fondo, ha scommesso 300 milioni per rilevare il 15% di Avio, che era in portafoglio a Finmeccanica. A proposito di Finmeccanica, è in programma per oggi un incontro a Roma tra il ministro Passera e le rappresentanze istituzionali liguri, che invocano l’adozione del “modello Fincantieri” da parte del gruppo guidato da Giuseppe Orsi. Il capo-azienda di Finmeccanica deve abbattere il pesante debito di circa 3,5 miliardi e, per raggiungere questo obiettivo, ha in animo di cedere le cosiddette attività “civili” ovvero Ansaldo Sts, Ansaldp Breda, Ansaldo Energia. Imprese che hanno un forte radicamento in Liguria, da ciò la particolare attenzione riservata al tema da Burlando e dal sindaco di Genova, Doria. Tra i progetti che viaggiano sul tavolo di Passera c’è il dossier, preparato dallo studio Braggiotti e da McKinsey, della cosiddetta “Nuova Ansaldo”, che concentrerebbe le sullodate attività “civili” e la stessa Fincantieri in una holding pilotata - guarda caso - da Cassa depositi e prestiti, mediante il Fondo strategico. Alla luce dei nuovi sviluppi riguardanti Fintecna (e di conseguenza Fincantieri) la realizzabilità di questa ipotesi, su cui già insistevano numerose perplessità, è tutta da verificare. Cassa depositi e prestiti, che ha Franco Bassanini come presidente e Giovanni Gorno Tempini come amministratore delegato, è controllata al 70% dal Tesoro ed è partecipata al 30% da un pool di fondazioni bancarie. Si caratterizza per i 200 miliardi di raccolta postale, che le conferiscono una elevata liquidità. Ha chiuso i conti del 2011 con un utile di 1,6 miliardi. Intanto Fincantieri si prepara al “transito” verso Cdp cercando di portare a maturazione quanto seminato: il capitolo più importante è quello dedicato all’“offshore”, è in ballo l’acquisto del 51% di Stx Osv con il supporto finanziario del fondo Carlyle. Ma anche dalla crocieristica, dopo le due recenti Viking, ci s’attende un buon antidoto anti-crisi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA