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Roubini: «La Grecia è già fuori dall’Ue anche l’Italia rischia»

di Piercarlo Fiumanò wTRIESTE Staccare la spina alla Grecia, rifiutandole gli aiuti finanziari, vorrebbe dire la fine dell’Euro. Ma per il guru della crisi, Nouriel Roubini, Atene è virtualmente già fuori dalla moneta unica. Il problema semmai è di evitare che il contagio si estenda anche a Italia e Spagna»: mentre i mercati temono uno scenario da Armageddon domani alla riapertura delle Borse dopo il voto in Grecia, l’economista della New York University, famoso per avere predetto già nel 2007 la grande bolla speculativa dei mutui subprime, si è mostrato alla “Repubblica delle idee” in corso a Bologna con la camicia bianca d’ordinanza quando sui mercati può scoppiare quella che definisce “la perfetta tempesta globale”. Roubini tocca le corde dell’inquietudine per spremere il meglio dalle sue analisi. In dialogo con l’inviato di Repubblica Federico Rampini, siega che la Grecia, divisa fra i partiti dell’estrema sinistra contrari alla moneta unica e il fronte che in Europa vuole restarci ma rigettando le misure di austerity imposte dalla Troika (Bce, Fondo Monetario, Commissione europea), è fuori gioco comunque vada. Di conseguenza è necessaria una terapia assistita d’urgenza: «Bisogna evitare di sospendere gli aiuti finanziari poichè se la Grecia crolla molti investitori saranno presi dal panico. A quel punto ci sarà un assalto alle banche in Portogallo, Spagna e Italia». Roba da brividi. Molte aziende multinazionali si sono già premunite facendo depositare i loro contratti secondo il diritto inglese in modo in modo da essere giuridicamente già fuori da una possibile dissoluzione dell’Eurozona. Ci potrà salvare, secondo Roubini, soltanto un massiccio intervento di aiuti alla Grecia prolungato per molti anni, con la regia della Germania. La Germania -chiede Rampini- per salvare il suo modello sociale e restare competitiva sta distruggendo la periferia dell’Eurozona? «I tedeschi-risponde l’economista- hanno ragione a predicare l’austerità fiscale ma non basterà a evitare il contagio. Bisogna arrivare a una reale integrazione politica e fiscale oppure l’Europa collasserà sul piano economico e finanziario e ci saranno sempre più Paesi da salvare». Ma perchè -chiede Rampini- dobbiamo continuare a pagare per salvare i banchieri senza la garanzia che le banche ci prestino i soldi di cui imprese e famiglie hanno bisogno? «Se si determina l’attesa di fallimenti bancari ci sarebbe subito un assalto agli sportelli. Senza sistema finanziario non ci sarebbe più credito e possibilità di credito. Ma un banchiere che si è assunto troppi rischi indebitandosi troppo va punito. Dobbiamo salvare le banche e non i banchieri». Roubini parla di «balcanizzazione» del sistema bancario, un circolo vizioso dove la liquidità che dalla Banca centrale europea arriva alle banche finisce ai governi indebitati (nelle aste dei titoli di Stato) invece di finanziare il settore privato e le famiglie. Per Roubini perché sia assicurata la sopravvivenza della moneta unica europea non basta così risolvere il dramma della Grecia ma sono necessarie misure urgenti di federalismo attraverso un sistema unico di assicurazione sui depositi e una reale condivisione delle responsabilità dei risparmi, e dall’altro lato la rinuncia ad alcune prerogative nazionali in termini di politica finanziaria, di controlli, infine anche di tassazione. C’è però un dato curioso, rilevato da Rampini: alla nascita l’euro era poco sopra la parità con il dollaro. Oggi vale ancora 1,25 dollari. Cosa impedisce una svalutazione competitiva dell’euro che sarebbe una panacea in tempi di crisi? E qui il sospettato numero uno è la Federal Reserve di Ben Bernanke. Roubini guarda all’oggi: «Il summit europeo di fine mese sarà fondamentale. Molto dipenderà dalla volontà politica dei leader europei e della Bce di Mario Draghi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA