UNIVERSITÀ: IL CORAGGIO DI UNA SVOLTA

di ROBERTO MORELLI L'accordo vale per quel che c'è scritto, ma ancor più per quel che è da scrivere. Nel far nascere la federazione tra le Università di Trieste e Udine, i due rettori Francesco Peroni e Cristiana Compagno hanno compiuto un atto di coraggio e una svolta che non è esagerato definire storica. Un atto di coraggio: potevano lavarsene le mani, essendo entrambi prossimi alla fine mandato, limitandosi a qualche generico e inutile auspicio. Una svolta storica: la sagra del campanile in toga, con la pretesa della bandiera accademica in ogni città e paese, come la farmacia e la stazione dei carabinieri, è finita. Abbiamo e avremo due atenei (a cui si aggiungerà la Sissa), ma non più la proliferazione dei doppioni e degli scimmiottamenti, con la dequalificazione della didattica e della ricerca che l'ha accompagnata. Rimarrà da monito il surreale caso di Pordenone, dove le due Università insediarono altrettante facoltà di Ingegneria quasi l'una accanto all'altra. Ma non illudiamoci: il difficile comincia ora. Il documento firmato ha un valore simbolico enorme, ma un valore concreto pari a zero finché non sarà riempito di contenuti. E le resistenze saranno formidabili. Gli apparati sono feudi invalicabili: convincerli a collaborare con il "cugino", che ognuno vede come un ostacolo e un destinatario di fondi immeritati, è un'impresa titanica. Gli anticorpi sono già in circolo, gli arroccamenti predisposti. I baroni solleticheranno i politici, e assisteremo a un coro di distinguo e posizioni di trincea a difesa della violata autonomia e contro la pretesa colonizzazione, temi sempre buoni – ma sempre più vuoti - a mascherare la difesa dello status quo. Un ex rettore, Marzio Strassoldo, vuole addirittura scongiurare la deportazione degli studenti. Ben consapevoli del clima, i due rettori hanno circondato la svolta di cautele. Hanno scelto la strada della federazione, anziché quella della fusione; hanno aperto il campo all'adesione degli altri atenei veneti, sloveni e austriaci, che non arriveranno mai, ma la cui sola menzione aiuta a stemperare la questione di campanile. Per far funzionare un accordo che ora molti faranno a gara per affossare c'è un solo modo: la destinazione dei quattrini. Già le norme dello Stato prevedono una corsia preferenziale per gli atenei federati. Ma la Regione può fare ancor più. Se d'ora in poi destinasse tutti o almeno la gran parte dei contributi ai progetti in comune, l'Università regionale prenderebbe forma gradualmente e senza strappi, ma senza passi indietro. E i tempi sono maturi per un salto di qualità culturale e territoriale. Le due città sono meno distanti di quanto lo siano le diverse facoltà di molti college americani: perché non pensarle come le due sedi di un grande ateneo regionale e di livello veramente europeo? Se Trieste e Udine si concentrassero ognuna sui corsi di laurea in cui eccellono, affidandosi all'altra per quelli in cui l'altra è più dotata, l'eliminazione dei doppioni comporterebbe il raddoppio delle risorse disponibili. E gli studenti, ben lungi dall'essere deportati, si muoverebbero liberamente tra due sedi di crescente qualità sia nella didattica che nella ricerca, che è quanto fanno gli studenti di tutto il mondo, da Berkeley a Singapore; dove sulle facciate non sventola la bandiera del municipio, e nessuno pretende di trovare l'uscio dell'ateneo dall'altra parte della strada dopo il caffè portato a letto dalla mamma. Ma vorremmo osare ulteriormente. Il felice azzardo dei due Magnifici espone un esempio autentico. In tempi di magra per i bilanci e davanti alla necessità di snellire i fardelli della mano pubblica, c'è un grande lavoro che possiamo fare qui e ora, e non solo per l'Università. Ci piace pensare a un porto regionale, con Monfalcone e Nogaro altrettanto federati con Trieste; due parchi scientifici (l'Area e Friuli Innovazione) che collaborano e danno vita a uno spazio di tecnologie avanzate nel cuore dell'Europa; le Confindustrie, le Camere di commercio, le Province che ridisegnano confini desueti e, nel farli evaporare, costruiscono una regione veramente avanzata e "amica" dei cittadini e delle imprese, come degli studenti. Possibile che la crisi ci ottunda a tal punto, da non farci vedere quante cose potremmo fare subito, e non solo per la pressione dei conti in rosso? ©RIPRODUZIONE RISERVATA