Borruso: ma non sia una semplice aggregazione

E i rettori che hanno gestito una Università in espansione, che cosa pensano oggi delle progressive "rivoluzioni" a braccetto con Udine? Per Giacomo Borruso (rettore dal 1990 al 1997) «la decisione era un po' obbligata, le "federazioni" ricevono incentivi finanziari. Ma se la semplificazione del sistema universitario è obiettivo senz'altro da perseguire, la preoccupazione è un'altra: alla base di questa federazione c'è un progetto culturale? Me lo auguro. Non dev'essere una semplice aggregazione di realtà che poi restano uguali a se stesse. Bisogna unirsi per un obiettivo di progresso, sviluppo, proiezione internazionale, qualità didattica. E allora il primo passo da fare, per Trieste - suggerisce Borruso - è valorizzare le valenze scientifiche della città, e dunque aggregare la Sissa, l'Ogs, l'Area di ricerca, eccetera. Così Trieste diventerebbe una delle prime università al mondo. Con Udine si faccia un progetto, non solo accordi "perché altrimenti non riusciamo a tenere in piedi i corsi"». Un altro suggerimento viene da Domenico Romeo, predecessore di Peroni (2003-2006): «Università federate (non "fuse")? Molto positivo, soprattutto perché così potranno avere maggior peso nel rapportare la propria ricerca col mondo delle imprese che fanno innovazione, e che proprio nelle università la cercano. Il meccanismo che si svolgesse con "Trieste e Udine" potrebbe vitalizzare il mondo imprenditoriale. La federazione degli atenei di Padova, Verona e Venezia è stata accolta con entusiasmo da Confindustria, speriamo che accada anche qui, mettere d'accordo il mondo accademico è sempre molto difficile». (g. z.)