«Le Università federate un modello per l'Italia»

«Le università hanno fatto il primo e benvenuto passo, ma su temi determinanti per il futuro della comunità non si può proseguire per "salotti riservati". Il futuro del Friuli Venezia Giulia non appartiene solo ai Senati accademici e ai consigli di amministrazione di Trieste e Udine: chiediamo con forza un confronto a tutto campo, non possono essere escluse le amministrazioni locali, le parti politiche, sociali, culturali». È il commento di Flc-Cgil, a firma di Natalino Giacomini (segretario generale) e Sergio Zilli (comparto università) alla firma del patto federativo Trieste-Udine, «primo passo verso un sistema dell'alta formazione in regione». Positivi i giudizi di base: in un territorio ridotto, con meno risorse e blocco delle assunzioni, «una logica di sistema è indispensabile per dare formazione adeguata ai 40 mila studenti, strumenti di ricerca consoni ai docenti, possibilità per tecnici e amministrativi di garantire i servizi riducendo al minimo il ricorso a forme di precariato ed esternalizzazione». di Gabriella Ziani La necessità spinge a cose incredibili, e incredibile sarebbe stato fino a pochi anni fa vedere un patto operativo e concreto stringersi fra le Università di Trieste e Udine. Oggi federate. Una sorta di muro berlinese in versione locale che crolla, in piena pace. «Ed è un risultato raggiunto all'unanimità dai Senati accademici di Trieste e di Udine - sottolinea con soddisfazione l'assessore regionale a Università e ricerca Roberto Molinaro -, e tutto ciò avviene con due rettori, Francesco Peroni e Cristiana Compagno, che hanno lavorato molto bene, con una visione di prospettiva sull'alta formazione in Italia, che hanno colto la prima occasione data dal ministero. E due rettori in scadenza, poi - sottolinea con ammirazione Molinaro -, che avrebbero potuto anche dire: chi me lo fa fare?». Peraltro la Regione un ruolo lo ha avuto in questo campo, e importante. Una legge varata a fine 2011 per formare «un sistema universitario regionale - prosegue l'assessore - con le due Università, la Sissa e i due Conservatori. Con la condizione che i finanziamenti (e diamo 5 milioni per la gestione corrente, non è poco) avrebbero privilegiato questi processi, purché decisi concordemente dalle singole realtà. Esiste una Conferenza regionale universitaria, dove si prendono decisioni uniformi, e per il 2012 abbiamo innalzato il finanziamento del 10%». Insomma in questo campo hanno lavorato tutti per un risultato che rappresenta appena l'inizio di un nuovo percorso: «Quando a livello nazionale saranno definiti i parametri di valutazione - ancora Molinaro - li utilizzeremo altrettanto come metro per ripartire le risorse, ma soprattutto questo è un primo passo per consolidare (col Gect in costruzione) i rapporti con Austria, Veneto e poi Slovenia. Anche per le riforme interne di "governance" ben gestite dagli atenei (statuto, dipartimenti), il ministero guarda a noi per sperimentare modelli nuovi per tutta Italia. Quando si è piccoli - conclude Molinaro - bisogna avere valore aggiunto: onore al merito, i rettori lo hanno colto». «Nessun ridimensionamento delle eccellenze, ma una integrazione che le rafforzi - dice il sindaco Roberto Cosolini che da assessore regionale con Illy aveva già tentato di avviare le due Università su questa strada -, ottimo risultato di due rettori che stimo (due grandi amici). La loro convinzione ha superato molte resistenze». «In questi anni s'era fatto l'errore di creare molti doppioni, l'Università di Udine era nata come "completamento" di quella triestina, invece ha replicato tutte le facoltà - risponde Adele Pino, assessore provinciale all'Istruzione -, ora in tempi di difficoltà economiche e "spending review" è importante ottimizzare le risorse. Questa operazione mi sembra interessante se crea una vera sinergia, per mantenere un'offerta ampia agli studenti sul territorio: il corso che non si trova a Trieste è a Udine, o a Gorizia, o viceversa. Tutti siamo colpiti dai tagli, ma bisogna farli senza creare danni alla comunità». Pino definisce «molto coraggiosa» la scelta dei due rettori: «Mi auguro - aggiunge - che trovi il consenso che serve, in uno spirito di integrazione e collaborazione e nell'interesse degli studenti e della ricerca. Gradualmente, non dico che si arriverà a una fusione, ma certamente e non sovrapporre gli stessi corsi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA