«Verso una sinergia che ci metta in grado di competere»

«Fusione? Non è una fusione. La legge Gelmini prevede sia la fusione che la federazione di atenei, Noi e Udine abbiamo scelto di conservare la nostra sovranità». Francesco Peroni, rettore dell'Università di Trieste, non si stanca di precisare. A scanso di equivoci e polemiche che arriveranno di sicuro. «Non c'è oggi la volontà politica di arrivare a un'unica governance che significa un unico ateneo, un unico rettore, un unico consiglio di amministrazione. Non è in agenda», Per ora? Per ora. E sicuramente per quel che resta del mio mandato. Ovvero poco più di un anno. Nessuno lo può escludere per il futuro. Il fatto di essere a fine mandato ha agevolato la scelta? Certamente il fatto di essere a fine percorso conferisce maggiore indipendenza. Non si è ostaggio di alcuna pressione elettoralistica. E questo è un punto di forza. Ma è anche vero il contrario... In che senso? Nel senso che impone delle responsabilità. È possibile lanciare lo sguardo lontano, ma va fatto nel rispetto dell'autonomia di chi viene dopo. E così si è arrivati alle Università federate... Da una parte c'è stata una considerazione realistica sulla non maturità dei tempi per arrivare a una fusione. Dall'altro la volontà di non lasciare eredità condizionanti. Dall'accordo di programma, in effetti, si può recedere... Sì, è uno strumento flessibile. Non vincolante. Non è però questo l'obiettivo dell'accordo? Noi, infatti, puntiamo a un allargamento federativo. Á partire dalla Sissa per la quale è stata prevista una clausola apposita. E poi verso altri enti di ricerca e gli altri atenei extraregionali, sia italiani che stranieri. Una federazione allargata in grado di competere. Ma cosa significa essere un ateneo federale? Cosa soprattutto cambia rispetto a oggi? La chiave intelligente di questo disegno federativo sta nella sua semplicità e concretezza: non costruisce un sovrastatuto con degli organi altri da quelli dell'ateneo. Ci saranno riunioni periodiche degli organi e un tavolo tecnico dove costruire le integrazioni intelligenti tra le due università e mettere a punto alcune economie di scala. Una prassi di lavoro che già avviene oggi ma in modo sporadico. Le due università restano due realtà distinte. Non ci saranno più doppioni tra i due atenei? Quali saranno eliminati? Questo è presto per dirlo. Il tavolo dovrà prendere in esame l'offerta formativa dei due atenei e poi procedere alla sua razionalizzazione. Con questo accordo non viene delineato il plastico regionale dell'offerta formativa. Non c'è un disegno già delineato, ma un lavoro da fare. (fa.do.)